Lettera aperta del presidente del Fai a Berlusconi Signor Presidente, Lei regge le sorti di un'Italia politicamente giovane ma antichissima per cultura e civiltà. Virgilio cantava «Salve gran madre di messi, terra Saturnia, gran madre di eroi» (...); Dante gridava «Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sansa nocchiere in gran tempesta...»; poi venne il Rinascimento e le maggiori corti europee richiesero i servigi di banchieri, artisti, musicisti e artigiani italiani. E per finire, non era uomo colto nell'Illuminismo chi non aveva compiuto il Grand Tour in Italia per ammirare arte e paesaggio; un binomio che nel nostro Paese è in-scindibile e del quale Villa Gregoriana a Tivoli, che durante il suo governo è stata affidata al Fai e che assieme abbiamo presentato alla stampa a Palazzo Chigi, è stato (e spero tornerà ad essere) uno dei simboli più significativi. Finalmente a metà Ottocento l'Italia è diventata «una» anche politicamente, e fra le tante leggi promulgate nei suoi primi 100 anni di vita ricordiamo quella legge che il ministro Bottai redasse nel 1939 a difesa delle nostre bellezze e del nostro territorio. È la più completa e lungimirante normativa a protezione di Arte e Ambiente del mondo civile, scritta con la consulenza di illustri uomini di pensiero quali Argan e Brandi e i cui princìpi base ci vengono ancor oggi invidiati dal resto d'Europa. Ma oltre alla legge Bottai è soprattutto un motivo di orgoglio per noi italiani l'articolo 9 della nostra Costituzione che attribuisce, caso unico nel mondo, alla Repubblica il compito di «tutelare il paesaggio e il patrimonio storico-artistico della Nazione»; questo è dunque uno dei compiti fondamentali che ì Padri dell'Italia moderna hanno affidato a tutti gli italiani di ieri, di oggi e di domani; non è cosa dappoco. Ma noi la rispettiamo? Peraltro anche nell'articolo 117 della stessa Costituzione si ribadisce che «Lo stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie (...): tutela dell'ambiente dell'ecosistema e dei Beni Culturali». Ci sono tutte le premesse per svolgere un ruolo guida su tali temi nei confronti degli altri Paesi della Comunità, e l'orgoglio del nostro passato deve ispirarci perché anche a questi principi sì impronti il ruolo dell'Italia nel prossimo semestre di Presidenza. Dunque, signor Presidente, non posso tacerne il timore suscitato in molte associazioni italiane e straniere tra le quali Europa Nostra che, sotto la presidenza di S.A.R. il prìncipe consorte Enrico di Danimarca, raduna oltre 250 enti che operano per la tutela del Patrimonio monumentale e naturalistico europeo riguardante il documento ufficiale diramato in questi giorni dal nostro ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli: «Environment as an opportunity. The Guide ofthe Italian Presidency of the European Union». E dove più avanti si legge: «for integrating the environmental dimension into development strategies ...ecc.». Questo scritto contiene le linee guida proposte dall'Italia in tema di politica ambientale europea per il prossimo semestre, ma in un'ottica che, ahimè, arriva finanche a dire che la futura politica ambientale europea dovrà fare i conti con le «opportunità» offerte alle imprese e contro «l'ideologia della proibizione promossa dalle burocrazie ambientali»... Proprio così, signor Presidente! E d'altronde non per nulla, come denunciato dal commissario Margaret Wallstrom, l'Italia è il Paese che negli ultimi cinque anni (non solo sotto il suo Governo dunque!) ha accumulato il maggior numero di reclami per sospetta infrazione della normativa europea sulla VIA, la Valutazìone d'Impatto Ambientale, la cui procedura semplificata adottata recentemente in Italia ha già prodotto e produrrà danni incalcolabili al nostro povero paesaggio. Signor Presidente, quale mondo vogliamo lasciare ai futuri cittadini europei? Lei ben sa quanto questa impostazione allarmi, a cominciare dalla criticatissima legge delega, una larghissima parte dell'opinione pubblica italiana. Anche la Chiesa cattolica, per voce di don Paolo Tarchi, direttore dell'Ufficio nazionale per i problemi sociali, in un documento della Cei (Conferenza episcopale italiana) incita il Suo Governo «a non porre l'attenzione solo sulle grandì opere tra cui il ponte sullo Stretto di Messina dimenticando i tanti problemi del territorio». Alla Chiesa, alle associazioni ambientaliste e a tante altre autorevoli voci, sì è aggiunta pure quella di Margaret Wallstrom, commissario europeo per l'Ambiente, molto preoccupata dopo la sua visita in Italia lo scorso 28 maggio, per il «riordino» in atto su queste materie, dove si privilegiano gli aspetti economici su ogni questione di tutela e conservazione. A nome di molti, moltissimi, mi permetto di ricordare, gentile Presidente, che se l'economia è importante, l'economia non è tutto. Alla lunga quello che conterà, anche per i suoi nipoti, sarà un ambiente umano, vivibile, armonioso. Da questo concetto che Zeri chiamava «il tessuto Italia» e che si vorrebbe allargare a «tessuto Europa», può generarsi, se intelligentemente perseguito, programmato e controllato, un indotto fruibile per molti. Si vorrebbe sì l'Europa con le sue aziende, ma non soltanto con queste e le grandi opere, le quali potrebbero stravolgere il delicato sistema territoriale. Si vorrebbe che il tessuto Europa» fosse realmente salvato. Se si lavorasse secondo questi parametri, l'Europa potrebbe allora veramente diventare in assoluto la meta più ricercata dal turismo mondiale, ma anche esempio di civiltà, di cultura apportatrice di Valori...E l'Italia, sotto la sua presidenza, potrebbe essere orgogliosamente protagonista di questo giro di boa! Presidente FAI Fondo per l'ambiente italiano