Uno studio operativo del Tesoro: concessioni fino a 50 anni Il progetto è stato ultimato nei giorni scorsi dalla Patrimonio spa ROMA - Tremonti è uscito allo scoperto, attirandosi ironie e contumelie da alleati di governo e oppositori: i più teneri hanno giudicato la sortita del vicepremier, ed ex ministro dell'Economia, alla stregua di una semplice provocazione. E invece lo studio operativo per vendere le spiagge c'è. E' stato elaborato dalla società Patrimonio spa, controllata dal ministero del Tesoro, cui spetta il compito di valorizzare le risorse immobiliari e artistiche dello Stato, guidata da Massimo Ponzellini. Lo studio è stato ultimato nei giorni scorsi e proposto tra le varie opzioni da inserire nella Finanziaria 2006. Riguarda la valorizzazione delle 12 mila concessioni demaniali, affidate ad altrettanti operatori e ditte balneari, in parole povere bagnini e stabilimenti, con tanto di cabine e ombrelloni. L'operazione parte dalla considerazione che le 12 mila concessioni in essere rendono allo Stato una cifra che viene considerata esigua e che è valutata, ai prezzi del 2005, in 25-30 milioni di euro. Da anni si cerca di far crescere questo gettito, tanto che nella Finanziaria 2004 si è deciso un aumento del costo delle concessioni fino al 300 per cento, una norma in tal senso è stata approvata ma la sua applicazione è rimasta in mezzo ad un guado, dopo innumerevoli rinvii, per l'opposizione degli operatori del settore. Lo studio della Patrimonio valuta inoltre che la riscossione dei canoni di concessione è attualmente piuttosto disordinata: incassa lo Stato ma gli esattori sono in qualche caso le Regioni, in altre le capitanerie di porto, in altre ancora il ministero dei Lavori Pubblici o i Comuni. Così la Patrimonio ha pensato di avanzare un'opzione agli operatori balneari, che attualmente hanno concessioni della durata media di sei anni, in modo di allungare il periodo di concessione a circa 50 anni. Non si tratterebbe dunque di una vendita (come del resto ha precisato ieri lo stesso Tremonti) ma di un aumento di durata e canoni che sarebbe attuato, operativamente, dal ministero delle Infrastrutture e dall'Agenzia del territorio (cioè il vecchio demanio). La proposta, che si ispira a quanto è stato fatto in Gran Bretagna, potrebbe essere accolta con favore dai bagnini che sarebbero posti nella condizione di fare investimenti con un orizzonte temporale più ampio e con maggiore certezza. Le stime elaborate dalla Patrimonio spa, valutano che se solo la metà dei 12 mila operatori accogliesse l'offerta del Tesoro, l'incasso per l'erario sarebbe a regime di 4-5 miliardi di euro. A questo punto interverrebbe la parte finanziaria, e creativa, del meccanismo: gli incassi futuri di tutte le concessioni verrebbero cartolarizzati, cioè si chiederebbe un anticipo ad una serie di operatori finanziari che a propria volta emetterebbero obbligazioni sul mercato per reperire le risorse da fornire all'erario. L'incasso già dal 2006 sarebbe di 2-3 miliardi di euro e potrebbe essere computato tra le entrate della prossima Finanziaria. Le risorse, si spiega infine, non andrebbero a riduzione del debito ma sarebbero impiegate al Sud per realizzare infrastrutture e per migliorare l'assetto delle coste. (27 aprile 2005)
Litorali all'asta, c'è già un piano - Previsti introiti per 4-5 miliardi
Un studio operativo del Tesoro ha proposto di aumentare la durata delle concessioni demaniali per le spiagge fino a 50 anni. La Patrimonio spa, controllata dal ministero del Tesoro, ha elaborato lo studio e ha proposto di allungare il periodo di concessione per gli operatori balneari, che attualmente hanno concessioni della durata media di sei anni. La proposta potrebbe essere accolta con favore dai bagnini, che sarebbero posti nella condizione di fare investimenti con un orizzonte temporale più ampio e con maggiore certezza. Le stime valutano che se solo la metà degli operatori accogliesse l'offerta del Tesoro, l'incasso per l'erario sarebbe a regime di 4-5 miliardi di euro.
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