FIRENZE Un'industria da 1200 dipendenti con un'affluenza di 4.628.183 visitatori nel 2004. Con un aumento di oltre 100mila rispetto all'anno precedente contesi in particolar modo tra la Galleria Palatina e l'Accademia. Sono i numeri del sistema museale statale di Firenze, comprese le biblioteche e la Soprintendenza ai Beni archeologici. Una forza lavoro regolata da contratti di vario tipo tra lavoratori a tempo indeterminato e non, tra quelli che lavorano le 36 ore settimanali e quelli che ne lavorano solo 11, tra i contratti a progetto e gli "stagionali". Una varietà di tipologie contrattuali che si moltiplica in varie sfaccettatutre proprio nelle fasce dei lavoratori più deboli, nei precari appunto che da tempo vanno avanti con contratti rinnovabili di anno in anno. Di loro 180 lavorano 36 ore settimanali con contratti previsti dal primo livello dell'area di vigilanza e accoglienza, il cosiddetto B1 che prevede uno stipendio di 1150 euro al mese. Per gli altri 100 lavoratori precari attualmente al servizio del Ministero le cose sono più complicate. Sotto la qualifica di assistenti tecnici museali, il cosiddetto livello B3, sono stati assunti nel 2000 con contratti part time al 30 delle ore lavorative previste, pari a 11 ore settimanali con 480 euro al mese. Nel 2003 il Ministero ha esteso le ore lavorative al 50 e nel 2004 per 30 di loro c'è stata l'estensione al 100. I contratti di collaborazione a progetto sono per lo più impiegati per il restauro delle opere d'arte all'Opificio delle pietre dure, una quarantina in tutto, e variano moltissimo sia come durata di tempo che di compenso, generalmente oscillante dai 2000 ai 4000 euro. Gli altri fanno parte dei contratti stipulati da ditte appaltatrici come la Firenze musei e dalle numerose cooperative incaricate di sistemare gli archivi delle biblioteche. Per non parlare di quelle che si occupano della pulizia e del trasloco, ma questo rimane un mondo ancora oscuro. s.ren.