le migliaia di persone che lo scorso 25 aprile hanno sperato, inutilmente, che gli Uffizi e gli altri musei cittadini aprissero i battenti, e tutti gli altri che il primo maggio proveranno la stessa delusione hanno almeno il diritto di sapere con chi prendersela. Perché questo non è un giallo, non c'è suspense il colpevole ha nome e cognome o almeno una "ragione sociale": Ministero dei Beni Culturali. A Firenze, nel polo museale più importante e visitato d'Italia, un quarto dei dipendenti è precario. C'è una fola di contratti: i vecchi CoCoCo i nuovi CoCoPro (ovvero i collaboratori a progetto), gli interinali. E questo non per far fronte al lavoro straordinario che pure un patrimonio simile richiederebbe, ma per l'ordinario funzionamento: guardiani, guide, bigliettai, guardarobieri, specialisti, restauratori tutta la folla dei lavoratori dei musei è fatta - lo ripetiamo - in un caso su quattro da lavoratori che da anni stanno lì senza riuscire ad avere una collocazione stabile. Non è questione di soldi (l'extra per l'apertura festiva era lì) è questione di lavoro e di serietà. Abbiamo solo un rammarico: l'informazione ai cittadini è stata insufficiente. E poi alla causa dei lavoratori piuttosto che la chiusura non converrebbe un bel giorno di "apertura e di lotta"?