Direttore Fondazione Federico II SFOGLIANDO la cronaca di Palermo di sabato 7 giugno 2014 sono rimasto molto colpito dall'articolo a firma Sara Scarafia, dal titolo "Disservizi, immondizia e chiusure anticipate, la Caporetto dei musei". Trovando citata nei sottotitoli di prima e seconda pagina la Cappella Palatina, mi sono preoccupato di scoprire di quali disservizi fosse responsabile la Fondazione Federico II che gestisce i servizi turistici del Palazzo Reale. Con mia sorpresa ho scoperto che la giornalista, avendo letto che la chiusura annunciata era alle 17.00 si è recata prima in visita al Duomo di Monreale ma, essendo tornata poco prima di quell'orario, ha scoperto che l'ultimo biglietto sarebbe stato emesso alle 16.45. La cosa mi dispiace molto: le due informazioni sono fornite nello stesso cartello posto all'entrata di Piazza Indipendenza, sul sito della Fondazione (www.federicosecondo. org), su tutte le locandine affisse negli alberghi e nei punti di informazione turistica, che contengono anche gli orari delle cerimonie religiose che si celebrano in un sito, come la Cappella Palatina, che continua ad essere luogo di culto. Voglio comunque rassicurare i lettori circa il fatto che ciò non provoca alcun disagio ai turisti che, abituati a frequentare musei e luoghi archeologici, sanno bene che l'ultimo biglietto si emette sempre in un orario antecedente, per dare il tempo necessario ad effettuare la visita entro la chiusura prevista. Se dovessi considerare questa una disfunzione, mi vedrei costretto a chiedere scusa a nome dei musei e dei siti artistici e archeologici di tutto il mondo. HO letto il cartello velocemente e mi sono soffermata solo sulla scritta principale che riportava, sottolineandola, la dicitura «orario 8.15-17». Ma le due signore di Forlì che sono arrivate davanti alla biglietteria insieme con me, avevano invece consultato il sito che alla voce orario recita: «Ultimo ingresso ore 17.00». Nemmeno loro si sono accorte che in alto sono indicati i giorni di giugno nei quali la chiusura è anticipata. Magari serve solo un po' più di chiarezza in aiuto dei distratti. Sara Scarafia