Le acque sono agitate al ministero per i beni culturali. Il ministro Franceschini ha in animo di ridurre il numero delle soprintendenze (deve eliminare 32 posti di dirigente) e fra le ipotesi prevale quella di accorparle e di creare strutture miste (beni storico-artistici, architettonici e paesaggistici insieme). Ma quest'idea è osteggiata dai soprintendenti storico-artistici che hanno firmato una lettera al ministro in cui chiedono che non venga perduta una specificità che risale al 1907, quando quelle soprintendenze vennero istituite. La lettera reca firme molto autorevoli, da Maria Vittoria Marini Clarelli (Galleria d'arte moderna di Roma) a Lucia Arbace (Abruzzo), da Luca Caburlotto (Friuli Venezia Giulia) a Marta Ragozzino (Basilicata), da Cristina Acidini (Polo museale fiorentino) a Fabrizio Vona (Polo museale di Napoli più Reggia di Caserta), da Giovanna Damiani (Polo veneziano) a Daniela Porro (Polo romano), da Marica Mercalli (province di Venezia, Treviso, Belluno e Padova) a Maura Picciau (direttrice dell'Istituto centrale per la Demoetnoantropologia). In totale 23 firme, quasi tutti i soprintendenti storico-artistici italiani. Anche i dirigenti archeologi hanno sottoscritto un documento (Maria Rosaria Barbera, Simonetta Bonomi, Adele Campanelli, Elena Calandra e altri ancora). Le soprintendenze archeologiche sembra non siano coinvolte negli accorpamenti. Resta comunque l'appello a «non mortificare un quadro di professionalità così articolate e specialistiche». Ieri una delegazione di storici dell'arte ha incontrato Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, al quale i soprintendenti hanno espresso il loro disagio che, assicurano, non ha ragioni corporative. Resta però la loro preoccupazione che alla guida delle eventuali soprintendenze miste, come accade già nelle sette esistenti, possano accedere solo architetti, più titolati ad avere competenza sul paesaggio. Nessuna guerra con gli architetti: la richiesta è però di non marginalizzare la tutela del patrimonio storico-artistico e almeno di mantenere una soprintendenza in ogni regione. Preoccupa, infine, l'idea di sganciare i musei dalle soprintendenze: tra i primi 30 istituti culturali più visitati in Italia, 18 sono musei gestiti da storici dell'arte che svolgono anche funzioni di tutela sul territorio.