Torre Annunziata . Sono rimasti per anni a prendere polvere nel deposito magazzino degli scavi di Oplonti in attesa della realizzazione di un museo archeologico, che ancora oggi, malgrado i continui proclami del politico di turno, rappresenta una sorta di chimera per la città. Un immenso patrimonio composto da pezzi di grande valore: un intero gruppo marmoreo, sculture, pezzi di anfore, vasi, pezzi di intonaco delle ville A e B e una buona parte dei famosi ori di oplonti, attualmente ancora in giro per il mondo lascerà presto la città oplontina. Oggetti preziosi che sono stati "nascosti" al pubblico per decenni, a causa della mancanza di un luogo idoneo per l'esposizione, sono pronti per lasciare Torre Annunziata. Una operazione che rientra nel progetto "The Oplontis Projetct" il cui responsabile è il professore americano John Robert Clarke che con il suo staff sta conducendo gli scavi nella villa B. Se nella città oplontina non sono stati degnati della benché minima considerazione da parte del comune e della stessa Soprintendenza archeologica, negli Stati Uniti, rappresenteranno alla fine del 2015, il pezzo pregiato di una mostra itinerante che toccherà le università di quattro stati. Una mostra che "racconterà" agli americani la vita della antica oplontis tra tempo libero e lusso ai tempi dell'imperatore Nerone e di sua moglie Poppea. La mostra denominata "Leisure and luxury in age of Nero. The villas of Oplontis Near Pompei" toccherà quattro musei in altrettanti stati: "The Kelsey museum of Archaeology dell'università del Michigan, Il "Montana State University, Museum of the Rockes" nello stato del Montana, lo "Snet college Massachusetts, ed infine il "Museum di Sant'Antonio nello stato del Texas". Per circa due anni, questi tesori mortificati da indifferenza e abbandono, potranno essere visti da migliaia di americani con la speranza che possano rientrare a Torre. "Si tratta dice il professore Clarke - di reperti molto importanti, che saranno esposti con alcuni degli ori di Oplonti. Sarà realizzato anche un catalogo. Le possibilità che questi pezzi una volta partiti possano restare fuori? Non credo che possa accadere. A Torre manca un museo- attacca Clarke- per colpa della indifferenza, della città del sindaco e delle istituzioni". In visita ieri tra le rovine della villa di Poppea, la presidentessa dell'Università del Montana che si è intrattenuta a colloquio con lo scienziato americano: "Per la nostra università questa mostra dice la presidente del Montana Wated Cruzado rappresenta una incredibile ed imperdibile opportunità. Sarà per noi un grandissimo privilegio poter presentare questi oggetti unici ad un pubblico ampio di tutta la regione, non solo del Montana. L'aspetto che più ci onora continua la Cruzado è che possiamo grazie a questa mostra, dare visibilità ad oggetti preziosi che non sono mai stati visti. Un aggettivo per definire la villa di Poppea? Magnifica! Non riusciamo a capire come sia possibile tanto disinteresse". Disinteresse che non sfiora però gli americani, che non hanno badato a spese per l'operazione: quasi un milione di dollari investiti per le spese di assicurazione, imballaggi e costi di trasporto: "Una vergogna attacca il presidente del centro studi storici Nicolò D'Alagno Vincenzo Marasco che sta collaborando agli scavi della villa B i torresi non hanno l'opportunità di vedere il loro patrimonio culturale, se non tramite le mostre all'estero e quando arriverà l'ennesimo catalogo". Non manca la polemica. Il sindaco di Torre Annunziata Giosuè Starita, risponde per le rime allo scienziato americano Clarke: "Voglio ricordare al professore Clarke dice Starita - che grazie al lavoro dell'amministrazione comunale in sinergia con la Soprintendenza, e con i comuni, è nato il nuovo piano di gestione per le aree archeologiche unesco. E' stato fatto un lavoro straordinario tra ministero, soprintendenza e comuni, per mettere a regime tutta la situazione scavi. Si sta lavorando per la definitiva risoluzione, il sindaco perlatro non ha competenze dirette".