Pisa, opere del valore di 4 milioni ritrovate dopo 4 anni dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze FOTO Firenze, 7 giugno 2014 - POSSIBILE dimenticare un quadro della scuola fiamminga dal valore stimato di 2,8 milioni di euro? Possibile (ma ovviamente inaccettabile...) se la struttura che lo accoglie e lo conserva è il Museo nazionale di San Matteo di Pisa che di capolavori, in particolare dell'arte medievale, ne conserva a decine e decine. Per ben dieci anni la pinacoteca si eradimenticata non solo della «Madonna addolarata » del maestro nordico Quinten Metsys,maanche di altri 11 quadri dei 17 affidati al restauratore lucchese, Marco Gazzi, accreditato alla Soprintendenza di Pisa, che avrebbe dovuto restituirli dopo un anno. L'ARRIVO di un nuovo direttore, Dario Matteoni, e una ricognizione effettuata sul patrimonio custodito nei depositi del Museo, hanno creato i presupposti perché i carabinieri riuscissero a recuperare questo tesoro dell'arte delXVIsecolo. Un'operazione tanto importante dal punto culturale e storico, nonché economico (4 milioni di euro il valore complessivo delle opere), quanto irrilevante sotto il profilo penale per la sopraggiunta prescrizione del reato (appropriazione indebita aggravata). A compierla sono stati i militari del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze, a conclusione di un'indagine avviata nel gennaio scorso. I dipintiinsieme ad altri due già localizzati dai carabinierimanonancora recuperatierano stati denunciati come scomparsi dalla direzione del museo che, dopo un inventario eseguito all'inizio dell'anno, ne aveva constatato la mancanza riscontrando agli atti le copie dei pagamenti delle attività di restauro eseguite per una somma di 31mila euro. Nel maggio 2002, 15 tavole e 2 tele erano stati consegnati a Gazzi. Il restauratore avrebbe dovuto restituirli in 365 giorni. Ma in data ottobre 2006 Gazzi aveva riconsegnato solo quattro opere trattenendone dodici (una non l'aveva mai presa in consegna). Di queste ultime, nel 2012, sei sarebbero state vendute dallo stesso restauratore a commercianti del settore che verosimilmente ignari della provenienza illecitale avrebbero successivamente rivendute a società di brokeraggio internazionali francesi e svizzere che a loro volta le avrebbero alienate a facoltosi collezionisti stranieri. In questi passaggi la «Madonna Addolorata» sarebbe stata venduta prima a un antiquario di Lucca (come realizzata da un allievo di Metsys) e poi a una società svizzera che, dato il pregio culturale del dipinto, lo avrebbe proposto alla mostra mercato di Maastricht. PROPRIO in questo contesto è stato riconosciuto dagli esperti di arte fiamminga come opera realizzata personalmente dal maestro. Attribuzione che ha determinato un'importante rivalutazione sul mercato in seguito posta in vendita a poco meno di 3 milioni di euro. Il capolavoro, rivenduto dalla società a un collezionista straniero, è stato localizzato a seguito delle indagini svolte dai carabinieri con la collaborazione della società svizzera, in Grecia. A seguito di perquisizioni tra le provinci di Lucca, di Pisa e Livorno sono state poi recuperate anche altre nove opere trovate nella disponibilità del Gazzi, di antiquari e tappezzieri della provincia di Lucca. federico.cortesilanazione.net
Il museo dimentica quattro capolavori. E il restauratore li vende ai mercanti
I carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze hanno recuperato un tesoro di opere d'arte del XVI secolo, valutato in 4 milioni di euro, dopo 4 anni di indagini. Le opere, tra cui la Madonna Addolorata di Quinten Metsys, erano state denunciate come scomparse dalla direzione del Museo nazionale di San Matteo di Pisa. Il restauratore Marco Gazzi era stato incaricato di restaurarle, ma aveva restituito solo quattro opere e trattenuto dodici. I carabinieri hanno scoperto che Gazzi aveva venduto alcune delle opere a commercianti del settore, che le avevano poi rivendute a società di brokeraggio internazionali.
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