Il convegno. Ricordata Jole Bovio Marconi: nel 1939 per la prima volta una donna fu a capo della Soprintendenza di Palermo L'archeologia in Sicilia tra le due guerre è strettamente connessa alla politica. Il Fascismo giocò un ruolo fondamentale nella ricerca archeologica finanziata per scopi politici e in cui si saldò il rapporto tra la scienza e il potere politico. Gli anni '20 e '30 sono stati assai ricchi per lo studio dell'archeologia romana e la storia romana per le connessioni dirette con gli interessi del periodo fascista. Al di là del fine politico, ciò che conta è che furono parecchie le ricerche e le conseguenti scoperte effettuate in quel periodo da figure divenute di spicco dell'archeologia. Ed emerge anche una Sicilia innovativa rispetto ai tempi, quella che vide nel 1939 per la prima volta nella storia una donna a capo della Soprintendenza di Palermo. È Jole Bovio Marconi, la cui figura è stata tratteggiata da Giuseppina Battaglia, della Soprintendenza di Palermo ieri mattino, nell'ultima giornata della tre-giorni convegnistica regionale "L'archeologia in Sicilia tra le due guerre", svoltasi alla Fondazione G. P. Grimaldi, promossa dall'Assessorato regionale per i Beni culturali e dalla Soprintendenza di Ragusa nella persona della sovrindentente Rosalva Panvini, e patrocinata dal Comune di Modica, dal Consorzio turistico, dall'Ente Liceo Convitto che pubblicherà gli atti del convegno. Donna forte e di grandi iniziative, come messo in evidenza da Stefano Vassallo, della Soprintendenza di Palermo, Parco ARCHEOLOGICo Himera, grazie alle sue capacità la Bovio Marconi divenne direttrice del museo di Palermo ed ebbe anche la lungimiranza di trasferire d'urgenza le opere del museo al Convento dei Benedettini di San Martino poco prima del bombardamento sul museo. "A lei si deve la riapertura del museo con un'esposizione in chiave moderna - commenta Vassallo -". La strumentalizzazione della ricerca archeologica per fini politici emerge dall'intervento di Massimo Cultraro, del CnrIbam Catania, che ha illustrato i suoi studi sull'attività paletnologica di Ugo Rellini in Sicilia tra le due guerre mondiali. "Grande attenzione da parte del Fascismo alla Sicilia - dice - perché l'isola doveva fare parte integrante dell'Italia nel momento dello scoppio del conflitto mondiale". Il connubio politica-ricerca archeologica era ben noto a figure importanti come quella dell'archeologo Giulio Emanuele Rizzo, come evidenziato da Lavinia Sole, dell'Università degli Studi di Palermo. 08062014