Il progetto del Parco ARCHEOLOGICo e dell'Università di Padova per trovare altri monumenti Riparte la caccia al teatro greco di Akragas con gli «scavi» che partono dal cielo Agrigento. Nella Valle dei Templi le ricerche archeologiche si compiranno anche dal cielo. L'Ente Parco ARCHEOLOGICo, infatti, ha stipulato una convenzione con il dipartimento di Archeologia dell'Università di Padova che consentirà di svolgere analisi dettagliate del territorio utili ad individuare la presenza, sotto la terra, di edifici, strade o templi. «Si tratta di un progetto già avviato - ha spiegato il direttore del Parco, l'architetto Giuseppe Parello - che ci consentirà di verificare dall'alto l'eventuale presenza sul territorio di aree in cui si possono condurre scavi attraverso sistemi di indagine teleosservativi, che hanno il pregio di essere poco invasivi e poco costosi. Gli strumenti che saranno utilizzati sono molteplici, dato che è prevista oltre la foto interpretazione, con immagini che saranno in parte scattate da droni, anche l'utilizzo ad esempio del Lidar, il sistema di telerilevamento laser o l'uso di immagini satellitari. Il materiale prodotto - continua - verrà poi confrontato con le immagini già in possesso, penso ad esempio alla cartografia realizzata dall'Esercito americano durante la Seconda Guerra mondiale e passato al vaglio di sistemi di analisi». Tutto, appunto, senza dover scavare (attività utile ma di certo economicamente dispendiosa) e avendo il pregio di una sistematicità nel pattugliamento del territorio che da terra sarebbe difficile realizzare. «Gli studenti del professor Gian Pietro Brogiolo insieme ai nostri tecnici - prosegue Parello - provvederanno a sovrapporre le immagini e a verificare se dalla conformazione del territorio o dalla presenza di specifiche tracce sia possibile dedurre la presenza di resti archeologici. Uno dei monumenti ad esempio di cui si è spesso parlato è il teatro della città greca mai venuto fino ad ora alla luce. Ma su questo argomento comunque l'opinione degli studiosi è che l'antica Akragas semplicemente non ha mai avuto un teatro in muratura (come quello di Siracusa o di Taormina, per fare un esempio) ma solo una struttura forse in legno. Le notizie che parlavano di un teatro - almeno secondo quanto ha asserito la ex soprintendente Graziella Fiorentina - sono dovuto ad un errore nella interpretazione di alcune fonti storiche. Il risparmio sarà anche in termini di tempo, dato che rispetto alla vastità dell'area archeologica la visione dall'alto consentirà di ridurre la quantità di risorse necessaria all'analisi rispetto ad un controllo "dal basso", il quale tra l'altro non consente comunque le opportunità che con questo progetto sono offerte». Sì, perché se la Valle dei Templi, patrimonio dell'Umanità secondo l'Unesco, è un sito vasto e conosciutissimo, rappresenta però solo una piccola parte dell'enorme estensione complessiva del territorio del Parco (che è ampio 1200 ettari) e, soprattutto, una porzione - per quanto di certo la più significativa - del tessuto ARCHEOLOGICo di Agrigento. La ricerca è quindi indirizzata verso l'individuazione di nuove strutture ma anche rispetto all'ampliamento dell'attuale conoscenza del passato della città. «Quello che cerchiamo - conferma infatti Parello - sono informazioni rispetto all'abitato e ai sistemi di viari di Akragas. L'effetto più immediato - prosegue - è che questo progetto ci consentirà di effettuare scavi molto più mirati, per quanto già adesso abbiamo agito solo per aree già conosciute perché già interessate da studi precedenti, anche quando parziali. Il tutto - conclude - ci verrà a costare solo le spese vive, e si parla di una somma intorno alle 16mila euro». Gioacchino Schicchi 09062014
SICILIA - Indiana Jones ora si serve dei droni
Il Parco ARCHEOLOGICo di Agrigento ha stipulato una convenzione con l'Università di Padova per svolgere analisi dettagliate del territorio utili ad individuare la presenza di edifici, strade o templi. Il progetto, già avviato, prevede l'utilizzo di strumenti come droni, Lidar e immagini satellitari per confrontare le immagini con quelle già in possesso. Gli studenti del professor Gian Pietro Brogiolo e i tecnici del Parco lavoreranno insieme per sovrapporre le immagini e verificare se è possibile dedurre la presenza di resti archeologici.
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