Il cielo sopra la Valle dei Templi sarà solcato dai droni. Saranno infatti gli aerei senza pilota a cercare, dall'alto, tracce di potenziali aree di interesse ARCHEOLOGICo in cui procedere con gli scavi. Effetti di una convenzione stipulata tra il Parco ARCHEOLOGICo della Valle dei Templi e il dipartimento di Archeologia dell'Università di Padova, uno dei più avanzati sul fronte di questo tipo di ricerca. «Si tratta di un progetto già avviato - spiega il direttore del Parco Giuseppe Parello - che ci consentirà di verificare dall'alto l'eventuale presenza sul territorio di tracce di insediamenti, strutture o strade attraverso sistemi di indagine teleosservativi, che hanno il pregio di essere poco invasivi e poco costosi. Gli strumenti da utilizzare sono molteplici, dato che è prevista oltre la foto interpretazione, con immagini che saranno in parte scattate da droni, anche l'utilizzo ad esempio del Lidar, il sistema di telerilevamento laser o l'uso di immagini satellitari. Tutto materiale - continua - che verrà poi confrontato con le immagini già in possesso e passato al vaglio di sistemi di analisi». Una «elicopter view», è il caso di dirlo, che sarà incrociata con i rilevamenti satellitari ma anche con documentazione cartografica e fotografica già in possesso degli studiosi, come quella lasciataci dall'esercito americano durante la seconda guerra mondiale. «Gli studenti del professor. Gian Pietro Brogiolo insieme ai nostri tecnici - prosegue Parello - provvederanno a sovrapporre le immagini e a verificare se dalla conformazione del territorio o dalla presenza di specifiche tracce sia possibile dedurre la presenza di resti archeologici. Quello che cerchiamo, in particolare, sono informazioni rispetto all'abitato e ai sistemi di viari di Akragas. L'effetto più immediato - prosegue - è che ci consentirà di effettuare scavi molto più mirati, per quanto già adesso abbiamo agito solo per aree già conosciute o per le quali avevamo il forte sospetto di poter riuscire a trovare qualcosa. Il risparmio sarà anche in termini di tempo, dato che rispetto alla vastità dell'area archeologica la visione dall'alto consentirà di ridurre la quantità di risorse necessaria all'analisi rispetto ad un controllo 'dal basso', il quale tra l'altro non consente comunque le opportunità che con questo progetto sono offerte». Il tutto non costerà al Parco più delle spese vive - si parla di circa 16mila euro -, ma potrebbe consentire di portare a casa importanti risultati e che si va a sommare al lavoro di studio che si sta portando avanti con l'Istituto germanico di Roma e con le università di Palermo, Bari, e Leiden e che potrebbe consentire, nei prossimi anni, di sapere meglio ciò che era Agrigento. Gioacchino Schicchi 09062014