Valore 4 milioni di euro. Ritrovati dai carabinieri, dopo che alcuni erano stati venduti all'asta. Denunciato il restauratore, ma il reato ormai è prescritto Una ragazza osserva una delle opere esposte alla mostra "Cimabue a Pisa" la pittura pisana del Duecento da Giunta a Giotto, presso il Museo nazionale di San Matteo di Pisa (immagine d'archivio) Per 10 anni il museo nazionale di San Matteo, a Pisa, si era "dimenticato" di quei quadri, poi l'arrivo di un nuovo direttore e una ricognizione effettuata sul patrimonio custodito nei depositi ha rivelato la mancanza di 12 dei 17 dipinti affidati al restauratore lucchese, Marco Gazzi, accreditato alla Soprintendenza di Pisa, che avrebbe dovuto restituirli dopo un anno. È scattata la denuncia e in pochi mesi i carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio culturale di Firenze li hanno rintracciati e recuperati quasi tutti. Ne mancano solo due all'appello, individuati in Francia nelle mani di un collezionista privato e per i quali è già stata avviata una complessa rogatoria internazionale per riaverli. Gazzi, invece, è stato denunciato per appropriazione indebita aggravata, ma il reato è già prescritto, anche se il suo rapporto di fiducia con il ministero dei Beni culturali si è definitivamente interrotto. Il valore complessivo delle opere è intorno ai 4 milioni di euro: tra quelle recuperate (10 tavole e due tele) dai militari guidati dal capitano Lanfranco Disibio vi è anche un olio su tavola fondo oro (76x55,5 cm) raffigurante la «Madonna addolarata» del maestro fiammingo Quinten Metsys, venduto da una casa d'aste svizzera a un collezionista privato al prezzo di 2,8 milioni di euro che dopo averlo esposto a Maastricht (Olanda) lo aveva depositato in Grecia. Proprio l'esposizione olandese ha permesso di giungere all'attribuzione certa del dipinto fino ad allora ritenuto il prodotto di un allievo di Metsys. Le indagini dei carabinieri hanno anche accertato che la "scomparsa" dei quadri è da attribuire alla negligenza della precedente direzione museale che non aveva richiesto indietro i dipinti dopo il restauro. Gazzi infatti ne restituì solo cinque, vendendo gli altri a case d'aste e antiquari italiani e stranieri, nonostante le opere fossero tutte catalogate, anche se per le stesse non vi era stata alcuna denuncia né di scomparsa né di furto. Un comportamento, immediatamente ravvisato dal nuovo direttore del museo di San Matteo, Dario Matteoni, che ha presentato una querela, e stigmatizzato anche dalla direttrice regionale dei Beni culturali, Isabella Lapi: «È una situazione del tutto anomala che nella mia carriera non era mai capitata prima. Oggi l'affidamento dei restauri avviene quasi esclusivamente all'interno dei musei o presso laboratori comunque direttamente riconducibili al sistema pubblico. Noi purtroppo abbiamo appreso quanto accaduto solo nel dicembre scorso al momento della ricognizione dei beni inventariati». Il museo allestirà già nei prossimi giorni una mostra dei dipinti recuperati.