Le terracotte teatrali centuripine appartengono alla commedia nuova e sono in uno stato di conservazione eccezionale, in un unico contesto ben databile A Centuripe la cosiddetta Casa delle Maschere è stata individuata nel 1988, in controlli per lavori pubblici. Si tratta di una costruzione disposta a terrazze sul pendio in forte pendenza. La casa aveva un cortile, con raccolta dell'acqua piovana in una cisterna alle spalle di un ambiente. Le pareti erano rivestite di intonaco bianco, su una delle pareti erano due lesene di stucco dipinte a finto marmo. Il crollo comprendeva resti di cornicioni di stucco sagomati e dipinti. Case così trovano confronto in diversi posti nella Sicilia ellenistica. Ma si ritrovano anche nell'Egeo, ad esempio a Delos. La casa doveva aver subito una importante trasformazione: da dimora di lusso si era trasformata in laboratorio di ceramista. Il crollo della fase finale ha restituito attrezzi da lavoro e terracotte, tra cui diverse maschere teatrali. Le maschere sono in uno stato di conservazione eccezionale; i colori sono intatti. Si tratta di una scoperta molto ghiotta: diverse maschere teatrali, dell'ultima produzione di Centuripe, in buono stato di conservazione, in un unico contesto ben databile. Le terracotte teatrali da Centuripe costituiscono il gruppo più numeroso in Sicilia dopo quello di Lipari. L'interesse aumenta se si considera che i due gruppi sono cronologicamente in successione. La produzione di Lipari finisce con la distruzione della città nella prima guerra punica, nel 252251 a. C. La produzione di Centuripe, come quella di altri centri della Sicilia centrale, inizia più o meno nella stessa data, per continuare fino agli ultimi decenni del I secolo a. C. Le maschere teatrali sono state brillantemente classificate da L. Bernabò Brea. Dato l'arco cronologico, le maschere comiche appartengono alla commedia nuova: maschere già individuate a Lipari, ma in diverse varianti; ma anche tipi nuovi. Ma soprattutto la differenza tra Lipari e Centuripe è nella funzione che viene ad assumere il modello di maschera nell'ellenismo avanzato. Le maschere provengono fondamentalmente da contesti funerari; avranno anche avuto un uso nella vita (decorazione, arredi), ma è chiaro che hanno una funzione rituale legata alle credenze relative all'aldilà. Si tratta ovviamente della complessa valenza del culto di Dioniso, dio del vino, dio del teatro, ma anche divinità legata a morte e rinascita. Le terracotte di argomento teatrale vanno viste assieme a due altre classi di materiali: le cosiddette "tanagrine" e i cosiddetti "vasi centuripini". Come a Lipari tra IV e III secolo a. C., a Centuripe, e sempre da contesti funerari, c'è un'abbondante presenza di statuette di terracotta di soggetto teatrale, pure databili nel periodo III-I secolo a. C. In alcuni casi si tratta inequivocabilmente di soggetti teatrali. In altri si è parlato genericamente di scene di vita; ma, ad un esame mirato, è chiaro che si tratta in realtà di scene di commedia. Un caso particolare è costituito dalle statuette di giovani donne, di solito colte in un vorticoso movimento di danza, le cosiddette "tanagrine"; una tipologia per la quale sarebbe difficile spiegare la regolare provenienza da contesti funerari se non ci fosse un significato simbolico relativo a credenze sull'aldilà. Questo genere di piccola plastica trova la sua origine ad Atene nel IV secolo a. C. e si ritrova un po' in tutto il mondo greco; provengono prevalentemente da tombe, ma anche da santuari. I contesti di provenienza portano quindi a cercare un significato simbolico. Senz'altro simbolico è il significato dei cosiddetti vasi centuripini, con decorazione a rilievo e con scene in pittura; provengono principalmente, si credeva unicamente, da Centuripe (in realtà è ormai chiaro che cose molto simili provengono anche da altri luoghi della Sicilia centro-orientale). Le tre classi di materiali sono riconducibili alla sfera dionisiaca e provengono da contesti funerari; è possibile che si tratti di una moda culturale piuttosto che di un motivo specificamente religioso. Lo studio dei contesti di scavo permette di fissare cronologie il più possibile precise e quindi stabilire riferimenti ai fatti storici, alle persone. Si comincia a delineare un filone che dalla Grecia del Nord arriva in Occidente, attraverso Taranto e Siracusa. La presenza in Magna Grecia e in Sicilia di condottieri, di eserciti, provenienti dalla Macedonia e dall'Epiro può spiegare storicamente il fenomeno. D'altra parte tombe ellenistiche di Centuripe trovano confronto in Magna Grecia e in Macedonia e presentano chiari riferimenti a credenze orfiche. Già nel 1924 Paolo Orsi, sulla stampa scientifica internazionale, metteva in guardia sulle falsificazioni di terracotte di tipo centuripino che stavano invadendo il mercato (assieme ad originali provenienti da scavi di rapina): l'intenzione ovviamente non era fare gli interessi economici dei collezionisti e dei musei stranieri, ma evitare l'inquinamento dovuto alla presenza di opere taroccate nei grandi musei. Proprio questo è il problema più grosso: la grande dispersione di materiale ARCHEOLOGICo da scavi di rapina (il più grave danno non è la migrazione di oggetti in musei stranieri ma la perdita, irrimediabile, dei contesti). Una serie di studi recenti comincia a consentire di orientarsi. Lentamente viene fuori il contesto storico; le connessioni si cominciano a capire. Cominciamo a vedere certe credenze sull'aldilà che avevano una certa diffusione nella Sicilia centro-orientale nel tardo ellenismo, nel regno di Ierone II che da Siracusa aveva contatti (commerciali, culturali) con tutto il mondo ellenistico. Intorno al 1940 un noto accademico prese per buone certe pitture su "tondi" realizzate a Centuripe e donate a Benito Mussolini: per oltre mezzo secolo nessun archeologo ha voluto occuparsi di certi materiali. Proprio i clipei, riproduzioni di scudi, stanno diventando un importante tassello nel quadro che si va delineando. 05062014
SICILIA - Lipari e Centuripe maschere teatrali di duemila anni fa
Riassunto in 200 parole:
La Casa delle Maschere a Centuripe, una città della Sicilia centrale, è stata scoperta nel 1988 durante lavori pubblici. La struttura, disposta a terrazze sul pendio in forte pendenza, presentava un cortile con raccolta dell'acqua piovana e pareti rivestite di intonaco bianco. Il crollo della struttura ha restituito attrezzi da lavoro e terracotte, tra cui diverse maschere teatrali. Le maschere sono in uno stato di conservazione eccezionale e sono state classificate come parte della commedia nuova. La produzione di maschere teatrali a Centuripe è cronologicamente successiva a quella di Lipari, che finisce con la distruzione della città nella prima guerra punica.
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