ROMA È tornato Giulio Tremonti, quello del condono edilizio, il terzo della storia della Repubblica. Stavolta per spianare i debiti dello Stato (che da quando c'è Berlusconi al governo sono aumentati vertiginosamente) ha pensato di vendere le spiagge, costruire aeroporti con quattro piste e risolvere così i problemi del Mezzogiorno. Lo ha annunciato l'altra sera ai microfoni del Tg5, spaccando pericolosamente quella specie di unità ritrovata con il Berlusconi- bis: è stato travolto dalle critiche, una vera bufera di ghiaccio, di maggioranza e opposizione. Berlusconi poco prima del Consiglio dei ministri gli ha chiesto sconsolato: «Come ti è venuto in mente, Giulio?». Gianfranco Fini ribadisce il suo disappunto sulla nomina di Tremonti e dice a Gianfranco Micciché, neoministro per lo sviluppo: «Abbiamo contemporaneamente due ministri per il Mezzogiorno e due per l'Economia ». I sindaci sono praticamente insorti. Gli ambientalisti idem. Il misurato ministro Giuseppe Pisanu è sarcastico: «Finalmente la questione meridionale si risolve ai pubblici incanti... ». Addirittura il governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro la ritiene un'idea strampalata: «Le coste siciliane non si toccano», dice. Alla fine del pomeriggio, dopo circa 250 lanci di agenzia di stampa sul tema, Tremonti ha cercato di correggere il tiro: «Ho parlato di allungare le concessioni demaniali e non di vendere la spiagge. Quando un operatore ha una concessione di sei anni fa un determinato investimento, visto che il ritorno economico deve arrivare entro sei anni. Se la concessione viene allungata a 60, 70 o 99 anni, gli investimenti possono essere maggiori». La direzione del Tg5 quando ha letto le dichiarazioni del novello vicepremier ha subito precisato che il testo dell'intervista è a disposizione di tutti coloro che volessero ascoltarla e che recita così testualmente: «Se dipendesse da me, io venderei tutte (o concessioni di cento anni) tutte le spiagge, tutti gli stabilimenti marittimi, e con il ricavato finanzierei grandi piani di turismo veri, concreti, nel Mezzogiorno». Neanche una parola sulle competenze in materia di comuni e regioni, sull'inalienabilità dei beni demaniali (che ancora oggi esiste) e la tutela del territorio. Insomma, un'altra figuraccia con il cdm furibondo e il premier sotto «schiaffo». Intanto, il ministro dell'ambiente Altero Matteoli, che ha dovuto subìre il condono edilizio, gli ha indirizzato una stilettata: «Devo pensare che sia una provocazione. Se ci credesse veramente sarebbe il modo meno giusto per arrivarci». Il collega di partito, Lodovico Pace, della direzione nazionale di An, la liquida come una «uscita infelice». Vittorio Emanuele Falsitta, capogruppo di Fi in commissione Finanze alla Camera, parla di «battuta», «scherzo», nulla da prendere sul serio. Anche perché, dopo la batosta elettorale queste sono le cose «che proprio non si devono dire né fare: ovvero far temere agli italiani che, tra gli altri beni pubblici offerti, pagheranno anche il mare». La credibilità del nuovo governo è già in pezzi. Il ministro Castelli dice che il problema «dei canoni demaniali è reale e va affrontato con attenzione», mentre Renato Schifani pensa a tutti i beni «inutilizzati» e tutto sommato non prova ribrezzo di fronte all'ipotesi di spiagge vendute come fossero panini al prosciutto. Gavino Angius dei Ds pensa invece a Totò truffa, film esilarante con la vendita della Fontana di Trevi. Il senatore rilancia: «Sto cercando il numero di telefono del vicepresidente del Consiglio perché ho da vendergli le Alpi. Quelle di Tremonti sono delle ipotesi tragicomiche che saranno vagliate attentamente dalle Cancellerie europee, dal Fondo monetario internazionale ». Fabrizio Vigni la definisce un'idea folle,ma avvisa: «Attenzione a pensare che sia tutto uno scherzo, temo che segni invece il ritorno in grande stile del "tremontismo", di quella politica sciagurata che ha già prodotto, in nome della Finanza creativa, buchi enormi nel bilancio dello stato». E se Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori, si chiede quando toccherà al Colosseo, il verde Sauro Turroni annuncia: «Il governo è all'ultima spiaggia». Visto che siamo in tema, Pierluigi Castagnetti, della Margherita, ricorda: «Lo avevamo detto che era un governo balneare».
Spiagge, per Tremonti una marea di schiaffi
Il ministro Giulio Tremonti ha annunciato di voler vendere le spiagge e costruire aeroporti con quattro piste per risolvere i problemi del Mezzogiorno. L'annuncio ha suscitato una forte reazione, con critiche da parte di molti politici e organizzazioni. Il premier Silvio Berlusconi ha chiesto a Tremonti come gli sia venuto in mente di fare così. Il governo è stato attaccato anche dagli ambientalisti e dai sindaci, che hanno criticato l'idea di vendere beni pubblici. Tremonti ha cercato di correggere il tiro, affermando di aver parlato di allungare le concessioni demaniali, ma il danno è già stato fatto.
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