LA PROPOSTA di Lo Russo è stata approvata dalla giunta comunale e nelle prossime settimane approderà in Consiglio comunale per l'esame definitivo. Indica una collocazione che vuole essere definitiva per la ruota delle discordia, da più di due anni bloccata dai veti della Soprintendenza che non la vuole al Valentino. Ma soprattutto cerca di mettere una pezza all'operazione, bocciata una anno fa dai giudici del Consiglio di Stato, che avrebbe voluto trasformare il Palazzo di Nervi in una cittadella dello shopping. Il posto indicato da Lo Russo per la ruota è davanti al PalaVela, in uno spiazzo dentro il parco: un anno fa l'assessore pensava di dedicarlo a un parcheggio sotterraneo, ad un autosilos senza il quale il centro commerciale non avrebbe potuto ripresentarsi all'orizzonte dopo la bocciatura di Palazzo Spada perché necessario a soddisfare il fabbisogno di posti auto per i clienti della shopvillle; adesso però quel fabbisogno si pensa di «monetizzarlo ». Non che il parco del Valentino sia sparito dall'orizzonte della ruota: Fulvio Pelucchi, discendente dei fondatori di Gardaland, ha ancora intenzione di chiedere («anche perché rivela non possiamo permetterci di perdere l'Expo») che sia installata temporaneamente davanti al Giardino Roccioso. Almeno per tre anni. E dopo trasferirla, in pianta stabile, a Italia '61, sperando in questo modo di ottenere il via libera da chi è preposto alla tutela dei beni culturali, spaccati tra una Soprintendenza contraria e una Direzione regionale del Ministero favorevole. Al di là della ruota la delibera ridà slancio all'operazione Palazzo del Lavoro. Anche se in realtà, come si legge nel documento, «conferma i contenuti e le finalità» del piano bocciato dal Consiglio di Stato, con la realiz- zazione di «un centro commerciale classico» all'interno dell'opera di Pier Luigi Nervi, che da «servizi pubblici» passerà a una destinazione «commerciale» attraverso una variante al piano regolatore. A cambiare, per rispettare la sentenza, sarà essenzialmente la forma. I giudici avevano bocciato il progetto avanzato nel 2009 dal costruttore Ponchia, dopo aver comprato l'immobile dal Demanio, perché illegittimo su tre punti: doveva seguire un procedimento di variante strutturale e non parziale del piano regolatore, doveva essere valutato dal punto di vista ambientale e non poteva pensare di installare in quel luogo un centro commerciale. Adesso l'amministrazione comunale ripropone la variante, ma usando un'altra forma, quella dell'accordo di programma strumento che ammette deroghe e deve comprendere più comuni: si farà rientrare un tratto di strada di Moncalieri e quella della variante semplificata prevista dalla riforma della legge urbanistica regionale. Nuova procedura che la giunta ritiene «adeguata», perché come richiesto dai giudici prevede la partecipazione di tutti gli enti coinvolti nell'operazione. Anche se proprio sulle nuove procedure della legge urbanistica regionale incombe il giudizio di costituzionalità sollevato un anno fa dal governo, che sarà discusso martedì davanti alla Corte Costituzionale.