SE VA avanti così, la inaugureranno ricoperta di ruggine, altro che manto verde contro gli inestetismi. Dopo sette anni di cantiere e un appalto da 416 mila euro - a cui la Provincia ha dovuto aggiungerne 43 mila per scongiurare quella che la Soprintendenza ai beni architettonici temeva potesse diventare un'offesa alla bellezza e alla storia del palazzo - la scala antincendio installata al liceo Dante è ancora inutilizzabile. Questa volta mancano le scartoffie, i timbri, manca il foglio del collaudo. Nel frattempo sta lì, come un piccolo grande monumento all'inefficienza dello Stato, una storia in perfetto italian style, aggrovigliata in mille nodi burocratici, dispersa in tanti e inutili rivoli amministrativi, fra autorizzazioni e via libera dati ma non ancora efficaci. Una storia piena di paradossi e, ovvio, condita di sprechi. «La scala è pronta dall'inizio dell'anno scolastico ma per evitare che venga imboccata dai ragazzi - racconta Silvia Sabatini, presidente del comitato dei genitori - le uscite di sicurezza sono state ostruite con mobili e banchi, i maniglioni antipanico serrati con lucchetti e catene». Da nessuno dei tre piani gli studenti potrebbero usarla come via di fuga in caso di emergenza. «Purtroppo è vero - spiega amareggiata la preside Anna Pezzati - ma non tirate in ballo la Soprintendenza. Manca il collaudo, e per quello dovete chiedere alla Provincia». Dopo vari stop e ripartenze causati dal fallimento della ditta, a settembre la Provincia era riuscita a consegnare all'istituto un nuovo ascensore, nuove uscite di sicurezza e a collegare la scala esterna alla struttura. Una come se ne vedono tante, con pali e ringhiere solidi, che però non era ancora formalmente pronta poiché considerata "brutta". La Soprintendenza aveva chiesto che venisse aggiunta una griglia su cui far crescere edera rampicante e nascondere così la minaccia estetica al palazzo che dal 1800 ospita il classico in piazza della Vittoria. «Non ha mai costituito un vincolo all'utilizzo - rivela la soprintendente Alessandra Marino - mica siamo folli». Ad ottobre l'assessore all'istruzione Giovanni Di Fede promise: «Per dicembre sarà utilizzabile». Ora scarica il barile: «Il collaudo spettava alla ditta vincitrice dell'appalto, che non riesce neppure a pagare le imprese subappaltatrici. Non possiamo sobbarcarcelo noi. Ci costerebbe altri soldi, non abbiamo un ingegnere con le competenze necessarie e dovremmo affidare l'incarico a un consulente. Rischieremmo di finire nel mirino della Corte dei Conti ». La scuola ormai è finita, ce la faremo per settembre? «Spero, ma non saprei. Poco prima che mi chiamaste, per l'appunto, ho inviato un sollecito al curatore fallimentare...».