Caserta. La prima volta alla Reggia di Caserta c'era stato in bici, da ministro, in incognito nel Parco, per rendersi conto di persona dei disservizi e dei problemi. A Carditello c'era invece andato con la sua Panda. Ieri pomeriggio Massimo Bray, ex ministro dei Beni Culturali, è giunto in città sotto scorta per partecipare ad un convegno. Da una settimana, in seguito a gravissime minacce ricevute proprio per il suo impegno per Carditello, gli è stata assegnata la massima tutela. Lui per il Real Sito Borbonico di Carditello, che rischiava di finire dal degrado, ha fatto tantissimo. È riuscito, dopo una decina di aste andate deserte, a farla acquistare dal Mibac per la somma di nove milioni di euro, ed ha gettato le basi per un rilancio che ora dovrà avvenire attraverso la creazione di una Fondazione. Ma per questo suo impegno qualcuno avrebbe deciso di «fargliela pagare» e la minaccia è stata presa molto sul serio dalla magistratura. Tanto che ora due carabinieri lo seguono in ogni suo spostamento. Quando ieri Bray ha fatto il suo ingresso nel Teatro Don Bosco di Caserta, per la presentazione del libro «La Reggia di Carditello» di Nadia Verdile, era all'apparenza tranquillo. Ma quei due «angeli custodi» che provvedevano alla sua incolumità non potevano passare inosservati. Il ministro ha parlato della straordinaria risorsa Carditello. Della necessità, dopo l'acquisto da parte del Ministero dei Beni Culturali, di andare avanti con la creazione della Fondazione che potrà avviare il restauro del sito e consentirne la fruizione e la valorizzazione. Non un cenno a quanto accaduto nei giorni scorsi. La discrezione di sempre ha caratterizzato ancora una volta il comportamento dell'ex ministro. Eppure, una decina di giorni fa, è stato vittima di una gravissima minaccia. Bray era a Portici, ad un convegno nel corso del quale ha ritirato un premio proprio per il suo impegno per la Reggia Borbonica casertana. Alla fine della manifestazione qualcuno gli ha consegnato una busta. Successivamente il ministro l'ha aperta e, con sua grande sorpresa, si è reso conto che conteneva un messaggio intimidatorio. Qualcuno, senza mezzi termini, lo invitava a non occuparsi più di Carditello se non voleva mettere a repentaglio la propria vita. Naturalmente Bray ha sporto denuncia, la lettera è stata esaminata da magistratura e forze dell'ordine. Gli inquirenti hanno ritenuto che non si trattasse di un «mitomane». Che quelle minacce potessero costituire un rischio per l'incolumità dell'ex ministro. Per questo è stata, da circa una settimana, disposta la massima protezione nei suoi confronti. Ora due carabinieri lo seguono in ogni spostamento. Sono sorvegliati discretamente anche i luoghi in cui dimora. Una misura precauzionale in attesa che le indagini consentono di individuare gli autori dell'intimidazione. Che ci fossero interessi criminali intorno alla Reggia di Carditello non è una novità. Il luogo è stato vandalizzato più volte. La famiglia di Tommaso Cestrone, il custode volontario che la tutelava ed è poi deceduto per cause naturali lo scorso Natale, ha subito l'incendio di parte dell'azienda. In quell'occasione Bray, ancora ministro, si era recato a portare solidarietà alla vedova Cestrone. Aveva condannato apertamente l'attentato incendiario e parlato di una lotta per la tutela di Carditello che doveva continuare. Nonostante le intimidazioni e le pressioni di chi ricorreva alla violenza. Una posizione netta quella dell'ex ministro. A cui ha dato concretezza con l'acquisizione al patrimonio dello Stato del Real Sito. Ieri, forse per ragioni di sicurezza, Bray a Carditello non ci è potuto ritornare. La Reggia era chiusa e vigilata dai volontari. Tra cui la mogli di Cestrone che continua la battaglia di civiltà del marito. Sorretta dalle associazioni e da quanti non intendono recedere dall'impegno per Carditello. Ora più che mai anche in nome della legalità.