Mettere fine a una stagione insopportabile per tutti quei professionisti che lavorano nel mondo della cultura. Sarà questa la missione del ddl n. 362 sulle "Professioni dei beni culturali", discusso nel corso dell'incontro organizzato dall'Assotecnici, presso l'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'arte, a Roma. Molto nutrito il tavolo dei presenti, a partire dall'onorevole Matteo Orfini, cofirmatario del disegno di legge, il professor Giuliano Volpe, presidente del Consiglio Superiore del Mibact, il dottor Luigi Malnati, direttore generale per le Antichità, Rita Borioni, storica dell'arte chiamata a fare le veci del senatore Andrea Marcucci, presidente della VII Commissione Cultura del Senato e relatore della proposta di legge, assente per impegni in Aula. Non mancano, ovviamente, i rappresentanti delle associazioni di categoria: ANA, AIB, ANAI, Bianchi Baldinelli e CIA. Le norme, attualmente al vaglio della Camera, intendono chiarire in via definitiva il riconoscimento dei professionisti dei beni culturali. Il tutto in tempi brevi, assicura Rita Borioni, poiché si attende soltanto "un parere non ostativo della Commissione Bilancio" che dovrebbe arrivare a giorni. Ad attendere da anni una risposta, invece, sono archeologi, archivisti, bibliotecari, antropologi, esperti di diagnostica e di scienze e di tecnologia applicate ai beni culturali e storici dell'arte. La questione, sempre passata in secondo piano, potrebbe finalmente arrivare a una soluzione, come spiega Orfini: "Vogliamo chiudere una stagione insopportabile per una decina di migliaia di professionisti che in questo Paese operano quotidianamente per il patrimonio e non hanno alcuna forma di riconoscimento professionale. Lo abbiamo voluto fare in modo moderno, europeo, ossia senza costruire nuove corporazioni". Il deputato del Pd non nasconde la grande fatica fatta per portare a termine la proposta, il cui testo finale sarà molto diverso da quello concepito all'inizio. Tante sono state le correzioni che lui stesso ritiene peggiorative, apportate soprattutto dal conservatorismo strutturale del Senato. "E sconcertanti aggiunge sono state le obiezioni da parte del Mibact sulla necessità di riconoscere il ruolo delle associazioni professionali". Una resistenza corporativa che, tuttavia, non ha cambiato i principi costitutivi della legge. "Chi deve operare sul patrimonio conclude deve avere particolari requisiti, cosa che invece non accade. In questo Paese, quotidianamente, operano sul patrimonio persone che non hanno nemmeno la laurea. Questa legge lo impedirà". A battere i pugni sul tavolo, letteralmente, è Luigi Malnati che appoggia le associazioni nazionali e insiste sull'urgenza di regolamentare le professioni: "L'attuale sistema pregiudica la qualità stessa del lavoro svolto. Siamo andati in tanti cantieri dove abbiamo visto che il lavoro degli archeologi viene pagato cinque euro l'ora. Questo significa che avremo un lavoro assolutamente pessimo, oppure un non lavoro. Oppure ancora, accordi sottobanco, tra committente ed esecutore, tutt'altro che leciti. E le sovrintendenze non sono in grado di controllarle! La situazione non è più tollerabile!". Ecco perché, secondo il dg per le Antichità, c'è bisogno di una normativa che garantisca anche la qualità del lavoro. Giuliano Volpe utilizza toni più morbidi, ma non meno risoluti. Elogia l'operato del ministro Franceschini e lancia l'idea di creare un sistema pubblico integrato dei beni culturali e del paesaggio: "Servirà un progetto culturale ampio, organico, che adegui una struttura organizzativa traballante, nata quarant'anni fa, quando tante delle cose che abbiamo adesso, non eistevano. Parlo dei professionisti, delle università come le consideriamo ora. Ecco perché io ho proposto ai ministri Franceschini e Giannini, un accordo quadro tra Mibact e Miur, per tutte le componenti che riguardano formazione e ricerca". Perché solo in questo modo, secondo il presidente del Consiglio Superiore del Mibact, si potranno creare professionisti preparati che potranno andare a integrare il lavoro di quelli che operano sul campo da tanti anni.