Dieci delle dodici opere sottratte al Museo di San Matteo sono state recuperate. Si tratta dei dipinti affidati al restauratore di Lucca Marco Gazzi per essere restaurate nel 2002: 17 i dipinti che gli furono consegnati, (15 tavole e 2 tele risalenti quasi tutte al XVI secolo), di cui solo 4 vennero restituite nel 2006. Quattro milioni di euro il valore delle opere recuperate. Le dodici opere sarebbero state poi vendute da Gazzi a mercanti d'arte, da lì arrivate a case d'asta e privati, presumibilmente ignari della provenienza illecita. L'attività di indagine avviata dal Sostituto Procuratore Giovanni Porpora e condotta dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze hanno consentito di riportare a Pisa 10 delle 12 opere: due infatti sono state individuate in Francia e sono al centro di una rogatoria che, in base alle norme francesi sull'acquisto non colpevole più restrittive), si preannuncia più lunga e più complessa, come ha spiegato il Procuratore della Repubblica Ugo Adinolfi. Restano dunque in Francia, a Parigi, le due tavole fiamminghe raffiguranti "La Giustizia" e "La Vigilanza" (di circa 70 mila euro il valore di queste). Recuperati i dipinti "San Benedetto e Santa Scolastica" attribuito al Sodoma e la "Madonna Addolorata" di cui, in questi travagliati anni, è stata stabilita l'attribuzione a Quinten Metsys, facendo salire il valore dell'opera sul mercato a 2,8 milioni di euro. Cifra con cui è stata battuta all'asta in una Casa d'Asta svizzera (dove è arrivata tramite un antiquario lucchese) che, visto il pregio dell'opera l'ha esposta a una mostra mercato di Maastricht. L'opera è stata poi acquistata da un collezionista privato e recuperata, grazie a una rogatoria internazionale, in Grecia. Recuperate in Toscana altre opere, in seguito a perquisizioni nelle province di Lucca, Livorno e Pisa. Resterà con ogni probabilità impunito Marco Gazzi: il reato contestato, appropriazione indebita, risale al 2003 e la prescrizione per questo è già scattata. Mentre per gli acquirenti, spiega Adinolfi "allo stato dei fatti non si prefigura nessuna responsabilità penale, dato che non erano a conoscenza del dolo" e quindi della provenienze illecita delle opere. I dipinti custoditi al Museo Nazionale di San Matteo vengono affidati a Marco Gazzi, accreditato come restauratore alla Soprintendenza, nel 2002. Dopo il restauro avvenuto nel suo laboratorio di Lucca, Gazzi avrebbe riconsegnato solo quattro opere, trattenendone dodici. Di queste, spiegano i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze, nel 2012 sei sarebbero state vendute dal restauratore a commercianti del settore che, verosimilmente ignari della provenienza, le avrebbero a loro volta rivendute a società di brokeraggio internazionali francesi e svizzere. Da lì sarebbero poi state nuovamente cedute a facoltosi collezionisti stranieri. A ricostruire la dinamica sono il Procuratore Adinolfi, insieme alla Soprintendente di Pisa Paola Raffaella David e al direttore del San Matteo Dario Matteoni (entrato in carica circa 4 anni fa). Al termine del restauro quattro opere vengono riconsegnate, di queste si conservano i verbali di riconsegna, mentre le attestazioni di pagamento sono presenti per tutte e 17. Per anni le 12 opere finiscono nel dimenticatoio. Fino a che due circostanze si incrociano e ne fanno emergere l'assenza. Nel 2012 inizia l'inventario del Museo e contemporaneamente uno studioso straniero riconosce nel catalogo di un asta parigina le due opere della scuola fiamminga. Ma come è possibile che, solo dopo quasi 10 anni ci si sia accorti della mancata restituzione di dodici opere, e che dodici dipinti, anche se conservati nei magazzini, siano stati dimenticati? Una situazione anomala la definisce Isabella Lapi, responsabile della Direzione regionale dei beni culturali e paesaggistici della Toscana: "Nella mia esperienza è la prima volta che mi imbatto in un caso simile". E se l'intero patrimonio storico artistico, come ricorda la dott.ssa Lapi, è catalogato, sembra plausibile, afferma il Sostituto Procuratore Porpora che "siamo in presenza di un meccanismo da rivedere". Un meccanismo che in realtà è già affinato: più stringenti sono oggi i passaggi in caso di affidamento esterno di un restauro. Una pratica dice Matteoni che a San Matteo è quasi scomparsa grazie "a un laboratorio interno e al ricorso, la dove necessario, all'Opificio delle Pietre Dure". Le opere recuperate dice Pierluigi Nieri, restauratore del Museo di San Matteo "a una prima osservazione appaiono in buono stato. Sarà poi necessaria un'analisi più approfondita per verificare i risultati dei restauri e per escludere eventuali danneggiamenti". L'idea finale, anticipata dalla soprintendente David è di allestire una mostra a San Matteo con le opere recuperate.