Francamente, l'idea del vicepremier Giulio Tremonti di vendere per cent'anni a privati le spiagge del demanio non riesce a scandalizzarmi. Scusate, ma non gli avevano forse detto che questo è un governo "balneare"? Lui si è prontamente adeguato. Siccome uno nato a Sondrio di bagni e bagnini ne capisce poco, ha scelto la strada più diretta: vendiamogli gli arenili e così finanzieremo il rilancio turistico del Sud. Magari con aeroporti a quattro piste. Mi sa tanto che, di questo passo, non finanzierà neppure un circo a tre piste. Però ci ha provato. Non doveva riprodurre l'incanto momentaneamente perduto dal suo presidente? Lui, come ha commentato con sarcasmo il collega di governo Pisanu, sardo e sardonico, hamesso "all'incanto" il Sud, le sue spiagge e il suo rilancio. Tutto in una volta sola. Del resto, se il neo-ministro Storace ha già cartolarizzato gli ospedali pubblici del Lazio, se le strade statali vengono vendute alla Infrastrutture SpA, con introiti virtuali puntualmente contabilizzati, perché, dopo la Patrimonio SpA, non doveva vendere anche lui qualcosa di invendibile? Dopo le spiagge, probabilmente verrà la cessione a privati delle vette immacolate, di porzioni di parchi nazionali, oppure di mare Mediterraneo. Il ripescato Giulio Tremonti sembra fortemente intenzionato a riportare nella poco allegra brigata del pre-elettorale Berlusconi 2 un soffio di creatività. I conti pubblici vanno male, l'export tira sempre meno, i condoni li hanno consumati tutti, le una tantum pure, quindi è comprensibile che sia sempre meno facile rispondere al quesito: e adesso, agli italiani, che cosa gli raccontiamo? Attenzione però, perché Giulio Tremonti, quando stava al timone finanziario del Berlusconi 1, si era già messo, a ben guardare, su questa rotta varando un condono edilizio che, per la prima volta (credo) nella storia d'Italia, consente di sanare pure gli abusi consumati, per una parte almeno, su porzioni di suolo demaniale, per lo più lungo le coste, cioè su dune e arenili. Ed è pure vero che in Sicilia il governatore Cuffaro, e non lui solo, ha cercato ripetutamente di arrivare ad una bella sanatoria generalizzata del cemento colato, per decenni, fin dentro le spiagge di proprietà del demanio. V'è di più: il Berlusconi 1 ci aveva provato anche a trasferire il demanio dallo Stato ai Comuni per poi lasciarli liberi di fare e disfare. Quindi, fuor di battuta, Giulio Tremonti ci si era già messo, concretamente, sulla strada che porterebbe ad una bella serie di arenili lottizzati, ovviamente riservati ai privati possessori, debitamente recintati ad altezza d'uomo, ed oltre, per preservare i titolari e i loro amici od ospiti a pagamento dagli occhi sempre indiscreti della plebe (alle fioriere, com'è ovvio fin dai tempi di Genova e del G8, penserebbe Berlusconi). Peccato che la "vecchia Costituzione" (ora si comprende meglio la voglia di cambiarla, magari in toto), all'art. 9, garantisca che "la Repubblica tutela il paesaggio della Nazione". Peccato che, in base a tale articolo, la Corte costituzionale abbia definito "bene primario", dal valore prevalente su ogni altro, il paesaggio stesso. Peccato che le leggi, dalla Toscana dei Medici e dei Lorena alla Roma del papa-re fino a quelle dei giorni nostri abbiano stabilito che il demanio pubblico non lo possa vendere nessuno. Nemmeno il principe. Demanio deriva dal latino Dominium, ma si diffuse come Demaine nel Sud, in Sicilia, durante la dominazione dei Normanni. A questo punto, già li vedo Tremonti e Berlusconi farsi delle matte risate: avete visto? stiamo parlando del Medio Evo. Ma vi par possibile che, nel 2005, il presidente del Consiglio e il suo vice prediletto, con tutti i problemi che hanno sulle spalle, debbano ancora misurarsi con norme vecchie come il cucco, le quali impediscono, guardate, la vendita dei beni demaniali? A meno che non li si sdemanializzi. E allora, via, cosa si aspetta? Sdemanializziamo il demanio pubblico e creiamo al suo posto un bel demanio privato ad uso esclusivo dei millionaires di turno. È così che si fa girare il soldo. Anche qui i precedenti, a ben pensare, non mancano: non ha forse proposto, e preteso, Berlusconi che fossero garantite, anche dall'occhio pubblico e indiscreto delle Soprintendenze, Villa la Certosa, il villone e il tombone di Arcore, tutte le proprietà dei suoi cari e dei suoi collaboratori? Vedete che, passo dopo passo, battuta dopo battuta, ci avviciniamo ad una autentica filosofia di vita e di governo: quella del "ciascuno è padrone a casa sua", e quindi del "ciascuno è padrone sulla spiaggia sua", purché paghi una bella cifretta ad un governo ridotto all'accattonaggio. Il contrario esatto di quanto avviene nel mondo civile. Capite adesso perché il presidente del Consiglio ha rivoluto con forza Tremonti al suo fianco, nel governo? C'è poco da sorridere. Quello che a noi sembra delirio da stato confusionale, sarà, sciaguratamente, la rotta di marcia del Berlusconi 2 in un anno pre-elettorale durante il quale ne vedremo di ogni sorta e colore. Dopo di loro, scassato lo Stato, sarà davvero il disastro, se non il diluvio.