Il «regno» del «signor no», per usare solo uno dei soprannomi che i politici hanno dato ad Adriano La Regina, ha visto passare dalle finestre della sua casa ufficio affacciata sui Fori imperiali otto sindaci, da Giulio Carlo Argan a Walter Veltroni e quasi venti ministri per i Beni culturali. Ha litigato con tutti. Perfino con quegli uomini della sinistra, come Argan e Veltroni, appunto, che sono stati suoi fieri sostenitori. Perché quest'uomo che raramente si lascia andare agli sfoghi, ma altrettanto raramente cambia idea, ha inteso il ruolo di Soprintendente archeologico, nel modo più semplice: difendere con ogni mezzo il grande patrimonio della Città Eterna. A costo di guadagnarsi il disprezzo di tutti i «modernisti», l'inimicizia degli architetti, l'insofferenza di molti urbanisti. Ha distribuito i suoi «no» senza preferenze, con la stessa disincantata freddezza: ai sindaci democristiani ha bocciato progetti metropolitani arditi, strade e ferrovie. Al socialista Franco Carraro ha fermato il progetto per torri e grattacieli nell'area dell'ex aeroporto di Centocelle («è un parco archeologico»), al Francesco Rutelli, per sette anni sindaco di una Roma proiettata verso il grande Giubileo, ha fatto saltare progetti e nervi. Nell'agosto 1998, dopo averlo indicato in modo sprezzante: «un uomo chiamato cavillo», Rutelli chiese all'allora ministro Veltroni, la testa di questo soprintendente accusato di «bloccare» ben 16 progetti. La Regina è rimasto al suo posto, riuscendo a far fallire, l'anno successivo, l'opera più importante che Roma si preparava a realizzare per il Giubileo: il sottopasso di Castel Sant'Angelo. Ma in tutti questi anni, e con tutti questi «no», il soprintendente ha dovuto ammettere una serie ininterrotta di sconfitte. Non è riuscito a vincere la battaglia contro i camion bar, nonostante lettere, diffide, proteste. Ha perso la «battaglia per liberare monumenti e aree archeologiche dai venditori ambulanti, dalla piaga dei carrettini, spessissimo illegali, che infestano i luoghi d'arte più visitati al mondo. Ed è uscito sconfitto nei tentativi di pretendere rispetto, e quindi il controllo sul decoro complessivo e la pulizia di luoghi che non hanno uguali. Ecco, il lungo sfogo del soprintendente La Regina che ospitiamo in questa pagina, è figlio di queste sconfitte. E dalla sensazione «che possano aver preso il sopravvento tutti coloro che apertamente o più spesso in modo subdolo lo considerano un rompiscatole. E che coloro che dovrebbero essere i suoi principali alleati nella tutela del decoro di Roma non lo sostengano abbastanza. Per una volta sarebbero gradite delle smentite.
L'ultimo sfogo del "signor no" lasciato solo - Il Ritratto
Il regno di Adriano La Regina, soprintendente archeologico di Roma, è stato caratterizzato da una serie di sconfitte nella tutela del patrimonio culturale della città. Ha litigato con tutti, compresi sindaci e ministri, e ha distribuito i suoi "no" senza preferenze. Ha fermato progetti come il sottopasso di Castel Sant'Angelo e ha perso la battaglia contro i camion bar e i venditori ambulanti. La Regina ha dovuto ammettere sconfitte in molte altre battaglie, come la liberazione di monumenti e aree archeologiche dai venditori e la presenza di carrettini illegali. Questo articolo è un lungo sfogo del soprintendente che esprime la sua frustrazione e rabbia per queste sconfitte.
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