SENZA una decisione definitiva da parte del governo sul passaggio dal ministero della Difesa al demanio statale e, successivamente, al demanio comunale delle due sedi militari Magenta e XXIV Maggio non ci sono i fondi per la riconversione della terza caserma la Carroccio di via Mascheroni in sede didattica dell'Accademia. Né, allo stesso modo, ci sarebbero i soldi per la necessaria ristrutturazione della Pinacoteca di via Brera. Tutto è fermo, sospeso, da almeno un anno: ecco perché all'annuncio del premier si è pensato subito a questo progetto da sbloccare. «Noi siamo pronti a rispondere, non appena la lettera di Renzi arriverà», assicura la vicesindaco Ada Lucia De Cesaris, che è assessore all'Urbanistica e quindi conosce bene il dossier Grande Brera. «In questi anni nessun governo ha mai risolto il problema dell'assegnazione al Comune del comprensorio militare di via Pagano e di via Monti: se ci consentissero di valorizzare le due caserme potremmo avere le risorse necessarie, ma in questa condizione non possiamo fare alcun bando», spiega De Cesaris. «Individuate una caserma bloccata, un immobile abbandonato, un cantiere fermo, un procedimento amministrativo da accelerare e segnalatecelo entro il 15 giugno: sarà nostra cura verificarne lo stato d'attuazione con gli uffici dedicati e, nel caso, procedere con un pacchetto di misure denominato "Sblocca Italia"»: questo il testo della lettera che aspettano in piazza Scala per pre- sentare una richiesta documentata. La storia del progetto della Grande Brera parte da lontano, da quando, negli anni Settanta, venne acquistato Palazzo Citterio per ampliare gli spazi non sufficienti della Pinacoteca e dell'Accademia. Il sogno dell'allora sovrintendente Franco Russolo era di un grande polo museale con affaccio su via Brera, ma sono serviti quasi quarant'anni per arrivare al primo finanziamento da parte del Cipe, datato dicembre 2013: 23 milioni che dovrebbero coprire i costi del restauro del palazzo (occupato tre anni fa dal collettivo Macao e poi sgomberato) con il progetto di Amerigo Restucci che ha vinto la gara. Adesso, ha confermato poco tempo fa la direttrice regionale dei Beni culturali Caterina Bon Valsassina, si aspetta solo l'apertura del cantiere. Qualcosa, certo, ma pochissimo, rispetto a quei 150 milioni stimati per realizzare l'intera operazione: per anni si è sperato in un finanziamento pubblico, fino a quando nel 2011 l'allora ministro della Cultura Giancarlo Galan aveva detto chiaramente che soldi non ce n'erano e che bisognava cercare altre strade. Da lì l'idea di una fondazione mista e, poi, l'annuncio di Letizia Moratti, che aveva appena perso la sfida delle Comunali: «Sono pronta a mettermi alla guida di un gruppo di imprenditori italiani e internazionali per realizzare il progetto della Grande Brera». Annuncio seguito, dopo soli due mesi, da una precipitosa marcia indietro: «Troppi rinvii, non ci sono le condizioni». Da allora sulla Grande Brera ci sono stati pochissimi passi avanti, nei fatti: la convenzione interministeriale che aveva scelto la caserma dismessa di via Mascheroni come terza sede di Brera è datata 2010, ma nessun nodo è stato sciolto. A marzo il neoministro alla Cultura Dario Franceschini aveva visitato la Pinacoteca, assicurando che il progetto andava avanti. «I governi che si sono succeduti, in realtà, non ci hanno mai detto come fare ad andare avanti», ammette la vicesindaco. Basterebbe sbloccare il conferimento delle caserme dismesse al Comune che, a quel punto, potrebbe venderle (con delle gare) ai privati per riconvertirle in altro, utilizzando quelle risorse fresche per Brera. Tutti passaggi che Palazzo Marino metterà in fila nella risposta al premier Renzi. Con una postilla, una richiesta in più del genere: se proprio si potesse avere un altro regalo... da fare al governo: la possibilità, spiega ancora De Cesaris, «di poter sbloccare quei cantieri che finiscono nei fallimenti, oggi ce ne sono almeno un centinaio, perché le imprese non ce la fanno e restano incompiuti: vorremmo la possibilità di abbatterli, salvaguardando le volumetrie dei privati, per evitare che si formino altre aree dismesse e degradate».
Milano chiama Renzi "Salva la Grande Brera con lo Sblocca Italia"
Il governo non ha ancora deciso se passare il comprensorio militare di via Pagano e di via Monti al demanio statale e comunale, senza i fondi per riconvertire la terza caserma, la Carroccio, in sede didattica dell'Accademia. Anche la Pinacoteca di via Brera non ha i fondi per la ristrutturazione. La vicesindaca Ada Lucia De Cesaris ha annunciato che se il governo sblocca il conferimento delle caserme al Comune, potrebbe venderle ai privati per riconvertirle in altro. Il progetto della Grande Brera, che include la ristrutturazione della Pinacoteca e dell'Accademia, è stato in discussione per anni.
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