È QUESTIONE di ore. Pochi giorni ancora e finalmente il Tar si pronuncerà sulla maxi-colata di cemento che rischia di investire gli oltre 50 ettari di agro romano che dal Divino Amore arrivano ai piedi del Comune di Marino. Il progetto approvato dall'ex presidente della Regione, una Renata Polverini già dimissionaria, prevede la creazione di un agglomerato urbano nuovo di zecca nell'anello dei Castelli Romani. Un intervento da oltre un milione di metri cubi per una serie di palazzi- alveare capaci di accogliere quasi 13 mila nuovi abitanti nel lembo di verde compreso tra Santa Maria delle Mole e Frattocchie, al confine con il IX municipio. Così cambierebbe il volto di un'area protetta da vincoli paesaggistici e archeologici, dall'alto valore ambientale e, soprattutto meta dei pellegrinaggi al santuario sull'Ardeatina. «La speranza spiega Marco Carbonelli del coordinamento Argine Divino Amore è che il Tar blocchi la speculazione edilizia. Purtroppo sono state consegnate le prime licenze e i lavori potrebbero partire presto». Prima di mettere in moto le gru, però, le imprese dovranno passare la prova della giustizia amministrativa. Diverse le irregolarità sottolineate dai cittadini e dai loro avvocati nel ricorso che i magistrati della seconda sezione bis esamineranno domani mattina. Oltre a una lunga serie di incongruenze nel programma integrato d'intervento disposto dalla Regione e nel protocollo d'intesa urbanistico siglato con il Comune di Marino, i residenti porteranno all'attenzione dei giudici di via Flaminia tutte le criticità connesse alla realizzazione di una potenziale "Marino 2". Si parte dalla mancanza di acqua potabile, dall'illegittimo superamento degli standard urbanistici e, infine, l'insostenibile aumento del traffico sulle congestionate Appia e Ardeatina.