È SUCCESSO ancora. Per bande di criminali della zona, gli uffici amministrativi del Parco archeologico di Segesta sono diventati una sorta di cassa continua. E così lunedi sera, al termine di un lungo weekend in cui il parco è stato affollato di visitatori, qualcuno si è introdotto negli uffici e con tutta calma ha scassinato la cassaforte ed ha portato via 30.000 euro, l'incasso degli ultimi giorni. Diversamente da quanto era avvenuto lo scorso anno, durante l'ultimo "assalto" alla cassa del Parco che aveva visto un impiegato tenuto in ostaggio dai rapinatori, lunedi i malviventi si sono introdotti negli uffici quando non c'era più nessuno e sono riusciti ad aprire la cassaforte e poi a darsi alla fuga senza che nessuno li disturbasse. Del megafurto si sono accorti gli impiegati dell'amministrazione ieri mattina al loro arrivo in ufficio. L'episodio, l'ultimo di una lunga serie di furti, aggressioni, danneggiamenti e intimidazioni, ha fatto di nuovo alzare la tensione negli uffici del Parco. Ed è Giorgio Macaddino, segretario regionale della Uil di Trapani, a lanciare il nuovo allarme e a chiedere ai vertici delle istituzioni preposte di aumentare il livello di sicurezza dell'area archeologica visitata ogni anno da più di trecentomila visitatori che garantiscono un incasso da biglietteria di un milione di euro. «È necessario incrementare la sicurezza all'interno del Parco archeologico di Segesta a tutela dei lavoratori che vi operano e dei visitatori e turisti che lo visitano quotidianamente», dice il sindacalista che racconta così l'ultima rapina. «I ladri si sono introdotti negli uffici in un momento in cui gli impiegati non erano presenti, hanno scassinato la cassaforte e portato via la somma di 30.000 euro. Lo stesso posto è stato vittima di furto lo scorso anno. Quest'ennesimo episodio dice ancora Macaddino mette in luce come i responsabili della Regione siciliana, ente gestore del parco, debbano urgentemente predisporre una serie di accorgimenti per innalzare il livello di sicurezza del luogo. Tutto il personale impiegato al parco archeologico, dai custodi agli amministrativi, deve essere certo di poter andare al lavoro senza rischiare la pelle». Da tempo i sindacati osservano che i dodici custodi della struttura sono assolutamente insufficienti per garantire la sicurezza del Parco e dei suoi visitatori e più volte i cancelli sono rimasti chiusi proprio per carenza di personale. a. z.