[pubblicato in «Il Giornale dell'Arte», novembre 2001, p. 1; Berlusconi II (in carica dal 29 maggio 2001), Ministro dei Beni culturali: Giuliano Urbani, Viceministri: Antonio Martusciello, Sottosegretari: Nicola Bono, Mario Pescante.] Da noi invitati a dare un parere sulla privatizzazione italiana, i direttori dei principali musei riuniti a New York ci hanno mandato questa dichiarazione comune, ripresa dai giornali di tutto il mondo. «In qualità di direttori dei più importanti musei internazionali, ci sentiamo chiamati in causa dalla mozione, contenuta nell'attuale finanziaria, di affidare all'iniziativa privata, «l'intera gestione del servizio concernente la fruizione pubblica dei beni culturali». Viceversa una maggiore autonomia per i musei statali italiani potrebbe portare dei vantaggi, come dimostra l'esperienza di numerose istituzioni europee e, in ogni caso, queste sono gestite esclusivamente a vantaggio pubblico e non per il profitto privato. Sebbene i musei statunitensi siano principalmente istituzioni private non governative, non sono gestiti come affari privati, né affidati, completamente o in parte, a imprese private, e sono assolutamente amministrati «senza scopo di lucro». Noi esortiamo il Governo italiano, il cui patrimonio culturale è di suprema importanza per il mondo intero, di discutere questa mozione sia in Italia, sia all'estero, e di muoversi con la dovuta cautela prima di trasferire la gestione dei musei a imprese private» Maxwell L. Anderson, Whitney Museum, New York; Robert Anderson, British Museum, Londra; Irina Antonova, Museo Puskin, Mosca; Reinhold Baumstark, Bayerische Staatsgemaldesammlungen, Monaco di Baviera; Juan Manuel Bonet, Centro de Arte Reina Sofia, Madrid; Fernando Checa-Cremades, Prado, Madrid; Guy Cogeval, Musée des Beaux Arts, Montreal; Anne d'Harnoncourt, Philadelphia Museum of Art; Philippe de Montebello, Metropolitan Museum, New York; Eliane de Wilde, curatore capo, Musées Royaux des Beaux Arts, Bruxelles; David Elliott, Moderna Museet, Stoccolma; Deborah Gribbon, J. Paul Getty Museum, Los Angeles; Mark Jones, Victoria Albert, Londra; Raymond Keaveney, National Gallery of Ireland, Dublino; Brian Kennedy, National Gallery, Canberra; Milan Knizak, Narodni Galerie, Praga; Thomas Rrens, Guggenheim Museum, New York; John Leighton, Van Gogh Museum, Amsterdam; Serge Lemoine, curatore capo, Musée de Grenoble; Tomàs Llorens, curatore capo, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid; Glenn D. Lowry, MoMA, New York; Henri Loyrette, Louvre, Parigi; Néil MacGregor, National Gallery, Londra; Alfred Pacquement, Centre Georges Pompidou, Parigi; Suzanne Page, conservatore capo, Muse d'Art Moderne de la Ville de Paris; Harry S. Parker, Fine Arts Museum, San Francisco; Earl A. Powel III, National Gallery of Art, Washington D.C.; Andrea L. Ridi, Los Angeles County Museum of Art; Malcolm Rogers, Museum of Fine Arts, Boston; Peter-Klaus Schuster, Staatliche Museen, Berlino; Wilfired Seipel, Kunsthistorisches Museum, Vienna; Sir Nicholas Serata, Tate Gallery, Londra; James Snyder, The Israel Museum, Gerusalemme; Matthew Teitelbaum, Art Gallery of Ontario, Toronto; Pierre Théberge, National Gallery of Canada, Ottawa; Christian von Holst, Staatsgalerie, Stoccarda; James N. Wood, The Art Institute of Chicago.
I direttori dei più grandi musei del mondo scrivono al Giornale dell'Arte: fate attenzione!
I direttori dei principali musei internazionali hanno espresso la loro preoccupazione per la mozione di privatizzazione dei musei italiani contenuta nell'attuale finanziaria. I musei statunitensi, nonostante siano principalmente istituzioni private, non sono gestiti come affari privati e non sono affidati a imprese private. I direttori invitano il Governo italiano a discutere la mozione sia in Italia che all'estero e a muoversi con cautela prima di trasferire la gestione dei musei a imprese private. La gestione dei musei statali italiani è considerata essenziale per il mondo intero e non dovrebbe essere affidata a scopi di lucro.
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