Stefano De Caro, direttore regionale per i beni architettonici e del paesaggio, non ama riposare sugli allori: «Stiamo vivendo un grande momento di rilancio. E allora rimbocchiamoci le maniche, perché ci sono un sacco di cose da fare». Boom nei musei, tutto esaurito negli alberghi. Una bella sorpresa? «Una piacevolissima conferma. Nel sentire comune del nostro tempo, Napoli occupa un posto d'onore tra le città d'arte. Chi la sceglie come mèta sa di trovare quello che cerca e, al massimo, può lamentarsi per qualche disservizio. Italiani e stranieri vengono qui per i monumenti e poi si lasciano incantare dal paesaggio. Come si spiegherebbe il successo di Castel dell'Ovo, visto che non contiene capolavori? Nemmeno l'ondata di violenza degli ultimi mesi è riuscita a scalfire l'immagine di questa metropoli». Quindi? «Quindi, la cosa più sbagliata sarebbe quella di esultare e restare fermi a guardare. È così che si sprecano le occasioni». Bisogna mettere subito in campo altri grandi eventi? «Bisogna lavorare sulla gestione dell'ordinario, fare in modo che tutti i nostri tesori siano valorizzati al meglio, portare a termine i lavori di restauro. Come primo obiettivo, secondo me, sarebbe necessario completare l'ampliamento degli spazi espositivi dell'Archeologico, che oggi è sfruttato solo per un terzo, e di Capodimonte. Ma poi sorgerebbe un altro problema». Quale? «Non ci sarebbe un numero sufficiente di custodi. Capisce cosa voglio dire quando parlo di gestione dell'ordinario?». Molte chiese sono abbandonate o chiuse al pubblico. «Su questo versante la faccenda si complica, perché la proprietà degli edifici di culto è distribuita tra soggetti diversi e bisogna esaminare la questione caso per caso. Credo sia necessario avviare al più presto un monitoraggio per capire a che punto siamo». Come e quando affrontano questi temi soprintendenze, enti locali e altre istituzioni? «Ci vediamo nelle grandi occasioni per parlare di grandi eventi. Servivrebbe, invece, un tavolo di confronto permanente sulla città dell'arte e del turismo». Impossibile costituire questa cabina di regìa? «Impossibile, no. Molto difficile. Il progetto mi sta a cuore, ma non dipende soltanto da me».