Sul monumento lavori con i 2 milioni del mecenate giapponese Yagi. La soprintendenza chiede la pedonalizzazione dell'area antistante Procedono spediti i lavori di restauro della Piramide Cestia. Così veloci da far sperare, a meno di tre mesi dall'inizio del secondo lotto, di poter concludere l'intervento già il prossimo novembre, un mese prima del termine fissato per il 24 dicembre 2014. Fra pochi giorni verrà smontato il ponteggio che oggi cinge l'ottavo piano della splendida Piramide del I secolo d. C. in marmo di Carrara e si scenderà al settimo, in previsione di arrivare al quarto per settembre. Del resto, qui, si guarda al futuro. Le elargizioni liberali da 2 milioni di euro del mecenate giapponese Yuzo Yagi, imprenditore innamorato del bianco e disposto a tutto pur di ridonare il candore alla tomba di Caio Cestio, uno dei Sette Sacerdoti Epuloni dell'Imperatore Augusto, sono state un dono tanto prezioso quanto raro. E la sfida per l'archeologa responsabile Rita Paris e per Maria Grazia Filetici, direttore dei lavori per la Soprintendenza ai Beni archeologici di Roma è ora di rendere il risultato del restauro duraturo. Per questo, il cantiere si è trasformato in un laboratorio per chimici, fisici, ingegneri e restauratori, diretti Pina Fazio dell'Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro e guidati in questo caso da Sergio Salvati e Antonella Docci. "Il protettivo per il marmo decade dopo otto anni - racconta Filetici - Quindi ci siamo chiesti: come farlo durare più a lungo per non rendere l'investimento vano?". La risposta sta nei supporti reversibili con campioni di marmo e nei ganci che punteggiano le pareti del monumento. Con i primi, "stiamo testando la resistenza agli agenti atmosferici e all'inquinamento di diversi prodotti, per capire quale sia più adatto". I secondi, invece, "serviranno in futuro a dei rocciatori per arrampicarsi sulla Piramide, come fosse una montagna, e intervenire con il protettivo dove necessario". Del resto, quel marmo dalle incantevoli sfumature rosate è più fragile di quanto sembri. Indebolito da fulmini, piante cresciute negli interstizi fra i blocchi (ora stuccati) e infiltrazioni d'acqua, si è anche deformato nel tempo, forse a causa delle scosse di terremoto. Ecco perché si è studiato un sistema di "stop" in acciaio inossidabile che fermino il processo. Se quelle "curve" nelle pareti hanno preoccupato architetti e archeologi, vero è che li hanno anche incuriositi. "Ci sembra strano che in una struttura alta 36,4 metri ci sia una sola camera funeraria - confida Filetici - Ecco perché con l'università La Sapienza realizzeremo nuove indagini georadar con un braccio mobile per individuare una seconda eventuale camera nascosta". Intanto, sempre per cercare di salvare il monumento dallo smog, Paris ha proposto al Comune di chiudere al traffico via Persichetti, la strada che divide la Piramide dal Museo delle Mura, per realizzare una piazza pedonale che unisca i due siti.