Il ritorno della stele di Axum in Etiopia costituisce una degna celebrazione del 60 anniversario della Liberazione, Finalmente con essa la Repubblica italiana, democratica ed antifascista, restituisce il trofeo di una guerra, per noi infamante, che non avrebbe dovuto essere combattuta e salda un debito nei confronti della storia. Quella guerra aprì la strada alle imprese di Hitler che allora osservava attentamente la debolezza con cui i governi conservatori di Gran Bretagna e della Francia non contrastarono il passo al suo maestro, Benito Mussolini: una vera e propria prova generale dell'appeasement di Monaco. Fu anche l'ultima guerra coloniale, combattuta con mezzi per l'appunto infami: gas e stragi di popolazione: civile da parte della milizia fascista, in occasione dell'attentato al maresciallo Graziani, come documentato da storici come Angelo Del Boca e Gian Paolo Calchi-Novati che hanno dovuto combattere resistenze decennali degli archivi storici dei ministeri degli Esteri e della Difesa. Si tratta, inoltre, dell'ultimo, tardivo ma non meno doveroso, adempimento prescritto dal Trattato di Pace e da quello specificato, successivamente sottoscritto con l'Etiopia. Toccò ad Emanuele Scammacca, sottosegretario del governo Dini, rinnovare l'impegno politico del governo e al sottoscritto (ero allora presidente della Commissione Esteri del Senato) quello del Parlamento italiano, nel 1996. Per quali ragioni, allora, ci sono voluti 60 anni durante i quali si sono susseguiti governi di svariati orientamenti, perché la semplice osservanza del più antico precetto di diritto internazionale - pacta sunt servanda, - oltre che di un atto di politica estera così ovviamente indispensabile per consolidare i rapporti con tutti i paesi africani, giustamente gelosi di un cimelio che testimonia un'antica civiltà? È ridicola la pretesa di spiegare il ritardo con le difficoltà materiali della restituzione. Basti osservare che Mussolini, con mezzi tecnici più modesti, non ebbe difficoltà a portare la stele a Roma. Si osservi piuttosto il tacito ostruzionismo - alle resistenze degli Esteri e della Difesa si è aggiunta quella dei Beni Culturali che hanno trovato un portavoce loquace in Vittorio Sgarbi - storicamente motivati da una sorta di afascismo o di nazionalismo flaccido, di marca badogliana, che per molti anni hanno continuato a segnare una parte cospicua dell'amministrazione statale. Così si spiega anche la sordina finora praticata da Silvio Berlusconi, di solito capace di suonare la gran cassa, nei confronti di un atto del suo governo che, se spiegato al popolo italiano, avrebbe messo in crisi i distinguo revisionisti con cui (non) ha celebrato il 60 della Liberazione. Non sono nemmeno casuali le ironie dirette contro il sottosegretario Alfredo Mantica (An) il cui tenace coraggio - il vero coraggio politico lo si dimostra quasi sempre nei confronti della propria parte - ha reso possibile uno di quegli atti che, va detto con chiarezza, sarebbe stato nostro dovere (noi del centrosinistra dell'epoca) non solo enunciare, ma compiere quando eravamo in maggioranza.
Stele di Axum, sessant'anni di ignavia
Il 60° anniversario della Liberazione è celebrato con il ritorno della stele di Axum in Etiopia. La stele è stata restituita dalla Repubblica italiana, democratica ed antifascista, come atto di pace e di rispetto per la storia. La guerra che ha portato alla stele è stata infamante e ha aperto la strada alle imprese di Hitler. La restituzione è stata possibile grazie all'impegno politico di Emanuele Scammacca e del Parlamento italiano. Tuttavia, la restituzione è stata ritardata a causa di difficoltà materiali e di ostruzionismo da parte degli archivi storici e dei ministeri degli Esteri e della Difesa.
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