IL RISCHIO di un nuovo maxi condono si allunga sulla città: ottanta richieste di sanatoria che avevano ricevuto il diniego perché su aree a rischio idrogeologico o sottoposte a vincolo paesaggistico potrebbero essere riammesse, mentre cinquanta istanze attualmente congelate potrebbero ottenere il via libera. Quattro mesi dopo il sì del Consiglio comunale all'ordine del giorno che recepiva un parere emesso dal Consiglio di giustizia amministrativa che stabiliva che la non sanabilità degli immobili in aree con vincoli relativi di edificabilità non è obbligatoria la segreteria generale di Palazzo delle Aquile, di concerto con l'avvocatura, ha espresso il suo parere. E ha detto che l'impostazione data da Sala delle Lapidi che invitava gli uffici a riesaminare le pratiche bocciate alla luce del pronunciamento del Cga è corretta. Riesaminare le pratiche bocciate, «per le quali siano ancora pendenti i termini di presentazione del ricorso in sede giurisdizionale», secondo il segretario generale Fabrizio Dall'Acqua è un'ipotesi che va «senz'altro valutata». Il parere segna lo spartiacque: se finora gli uffici hanno temporeggiato proprio in attesa di questa pronuncia, adesso le pratiche bocciate verranno tirate fuori dai cassetti. Ma quante sono le possibili sanatorie bocciate che potrebbero essere riammesse? Sono ottanta su un totale di 260 provvedimenti di diniego rilasciati tra il 2008 e il 2014. Lo mette nero su bianco l'ufficio condono edilizio rispondendo a una interrogazione del vicepresidente del Consiglio comunale Nadia Spallitta (Movimento 139). Vecchi casi bocciati e da riesaminare, ma anche nuove richieste: l'ufficio scrive «che risultano in istruttoria cinquanta pratiche ricadenti in zona vincolata che saranno definite quando si riceverà risposta al quesito inoltrato alla segreteria generale». Risposta che è appena arrivata. E che è destinata a riaprire l'aspra polemica che era già scoppiata nei mesi scorsi: il Movimento 5stelle aveva paventato il rischio di una «sanatoria selvaggia» e aveva chiesto al sindaco Leoluca Orlando di intervenire in qualità di presidente dell'Anci. In tutta la Sicilia, infatti, sono 6.162 le domande non esaminate o bocciate perché ricadenti su aree a vincolo relativo. Domande che, in base al parere del Cga, possono essere invece riesaminate. Il motivo? La mega sanatoria edilizia voluta da Berlusconi nel 2003 prevedeva «l'impossibilità di sanare immobili costruiti in aree a vincolo relativo», ma i deputati che sedevano all'Ars undici anni fa decisero di recepire la norma solo in parte. Dissero di sì ai termini di presentazione delle domande e invece ignorano la parte che vietava la sanatoria in zone con vincoli relativi. Un dettaglio che è diventato una discriminante nel momento in cui qualcuno degli esclusi dalla sanatoria si è accorto dell'anomalia siciliana utilizzandola per presentato ricorso. Il Consiglio comunale, quando a febbraio è esplosa la polemica, aveva difeso la scelta di chiedere agli uffici la revisione delle pratiche bocciate: «Il Comune rischia di essere subissato di cause avevano detto i 20 consiglieri che avevano votato la proposta, a cominciare da quelli del Movimento 139 riesaminare le pratiche non vuol dire approvarle: ogni singola istanza per essere ammessa deve comunque ricevere il parere della Soprintendenza o del Genio civile». Ma i casi di abusi su aree vincolate che adesso hanno una chance di essere sanati sono destinati a far discutere.