L'orrenda scala a Tiscali è la metafora di quello che noi facciamo a ogni nostro bene. Rappresenta in modo compiuto ciò che intendiamo davvero per tutela, valorizzazione e fruizione. Il sito è stato distrutto in pochi decenni come in millenni non erano riusciti a fare. orrenda scala a Tiscali la metafora di quello che noi facciamo a ogni nostro bene. Rappresenta in modo compiuto ciò che intendiamo davvero per tutela, valorizzazione e fruizione. Il sito è stato distrutto in pochi decenni come in millenni non erano riusciti a fare. Divorato, visitato, straziato a partire dal momento in cui si sono accorti che era un luogo meraviglioso ed emozionante. Da allora migliaia di piedi umani lo hanno ridotto a quei resti spianati dai "gitanti" che ora vorrebbero esibire dall'alto di un'enorme scala montata sulle pietre. Spazzato via il villaggio di Tiscali passeremo ad altro. Mala scalinata a Tiscali non è un caso isolato, una distrazione. La camionabile e l'inferriata a Tuvixeddu che lo deturpano, le passerelle d'acciaio e le pensiline vespasiano sui siti archeologici, la cabina spaziale all'ingresso della villa di Tigellio, i tavolacci sull'anfiteatro romano, i fari e il cemento a Nora, un lungo elenco di interventi che dovrebbero preservare i luoghi e invece li sfigurano. La grotta della vipera rinchiusa tra muri di cemento, ridotta a un antro umido e squallido. Necropoli chiamate parchi con panchine, pali della luce, aiuole accanto a tombe puniche, luoghi sublimi sfregiati per sempre da un armamentario dozzinale e invadente. Ma è ovvio che, come si dice, tutto si tiene e che un trattamento analogo a quello che abbiamo riservato al villaggio di Tiscali noi lo applichiamo a tutto il nostro paesaggio. Ovvio che la distruzione e l'accanita ricerca del brutto noi non l'abbiamo inflitta solo ai nostri siti archeologici che dimostrano come la sola conservazione di cui siamo capaci sia la dimenticanza e l'abbandono. Solo i luoghi dimenticati si sono salvati. Noi abbiamo con isolana ostinazione applicato la regola crudele della bruttezza ai nostri paesi che salvo eccezioni si sono trasformati, in soli cinquant'anni, in qualcosa difficile oggi da definire e da ricollegare al passato. Noi abbiamo pervicacemente consumato centinaia di chilometri di coste dei 1800 che sino a pochi decenni fa erano costruiti solo in piccola parte. Abbiamo reso insopportabili alla vista paesaggi agrari "costruiti" con secoli di lavoro. E continuiamo a farlo. Ma senza gli strumenti della tutela il futuro è già disegnato. Nella complessiva opera di revisione dei beni paesaggistici operata dalla giunta Cappellacci i beni individuati a Sassari sono passati da oltre cinquecento a poco meno di cento beni. E così è avvenuto in tutta l'isola. E oggi, altra giunta e solo un anno dopo, quel repertorio è l'unico valido. In altre parole se le leggi di tutela sono troppo scomode per i progetti dei Comuni affetti da incontinenza edificatoria, visto che non si può oltre un certo limite abbassare la tutela, allora si riduce il numero dei beni. Caduta la giunta è rimasto in piedi il Piano casa che, con il perfido articolo 13, interrompe gli effetti benefici del Piano paesaggistico del 2006, l'unico a oggi legittimo. E se resta in piedi 1 articolo 13, che invece è illegittimo, tutto sarà permesso in Sardegna. Ma qualcuno ha trovato un modo di conservare la bellezza di alcuni luoghi. Ne ha conservato il senso originario ma ne ha anche permesso "l'uso". E possiamo nutrire un po' di speranza che qualcosa si salvi. Nella necropoli di Montessu l'intervento delle sovrintendenze c'è, ma non si vede. Si può camminare, vedere, il sito integro com'era. Si vede il monumento e non il progetto. Non ci sono panchine, né pali della luce eppure ci si può sedere e guardare anche di notte ai raggi della luna. Questa è evidentemente l'unica soluzione. Interventi invisibili. E non solo Montessu, s'intende. Altri siti meravigliosi conservano, rispettano e non hanno fatto scappare il genio del luogo che invece è sicuramente fuggito da Tuvixeddu o da Nora . Ma l'elenco non lo rendiamo pubblico, che non venga in mente a qualcuno di renderli fruibili con laghetti, giostrine e papere a molla. E speriamo di non sentire mai più l'intervista scoppiettante di sindaci e assessori a base di «fatto, fatto, fatto».