RIVIVE la leggenda di Ercole e Caco nei dipinti delle logge della Casina Farnese. Nel piccolo edificio rinascimentale sulla cima del Palatino, fra la casa di Augusto e la Domus Flavia, mancano ora solo le vetrate per terminare il restauro cominciato nel 2012. A finanziare l'intervento, la Soprintendenza per i Beni archeologici di Roma e il World Monuments Fund, fra le più grandi organizzazioni internazionali private dedicata alla tutela del patrimonio culturale mondiale. Che già aveva contribuito al restauro dei magnifici affreschi di Santa Maria Antiqua, la "Cappella Sistina del Foro Romano", e ora sta finanziando quello della Galleria dei Carracci di Palazzo Farnese. Se il Wmf Europe, presieduto da Bertrand du Vignaud, ha doal nato oltre 200 mila euro per salvare i dipinti da infiltrazioni e erosioni, la Soprintendenza ne ha stanziati 400 mila per gli interventi strutturali sull'edificio, piccola gemma degli Orti Farnesiani. Un tempo luogo di ricevimento per pochi intimi, di trattative e incontri galanti protetti dalle mura che allora cingevano il suo giardino segreto, costruito sopra i resti del ninfeo ellittico della Domus Flavia, che oggi spiccano davanti alla Casina. L'edificio che domina il colle, con vista mozzafiato sull'area archeologica e sulla città intera, fu costruito, infatti, usando le strutture antiche nel sottosuolo come "fondamenta". «Intorno 1565, i Farnese lo ampliarono, aggiungendo un doppio ordine di loggiati a ovest, orientato verso San Pietro, a cui si accedeva attraverso un ballatoio, costruito sui resti delle mura della Domus Flavia che vediamo oggi» spiega Giuseppe Morganti, l'architetto della Soprintendenza che ha diretto i recenti lavori. A decorare il doppio loggiato, gli splendidi dipinti a grottesche e con soggetti mitologici legati all'araldica della famiglia Farnese. Realizzati per mano di due autori diversi: per la loggia inferiore, un allievo della bottega di Taddeo Zuccari, mentre quella superiore sarebbe opera di "Pasqualino di Livio da Forlì". «In entrambe le logge, tuttavia, si nota un tratto più scadente per il riquadro della volta superiore, che potrebbe essere riconducibile a tale "Gio. Paolo da Pesaro", inizialmente escluso dalla selezione e poi "riammesso" perché raccomandato dal fratello del cardinale» racconta Morganti. A curare il restauro dipinti, Adele Cecchini con Franco Adamo, Corinna Ranzi e Chiara Scioscia Santoro. Ma anche l'Enea, impegnata nella biopulitura, tramite speciali batteri selezionati dai ricercatori, di alcuni depositi sui dipinti murali che narrano la leggenda di Ercole e Caco, il mostro sputafuoco sconfitto dall'eroe proprio sul Palatino. Terminato il restauro, confida Morganti, «il sogno sarebbe di rendere la Casina Farnese non solo museo di se stessa, ma di trasformarla in un centro di documentazione sulla storia degli scavi sul Palatino, che domina dalla sua posizione. Non a caso già Rosa e Lanciani, la consideravano una sorta di panopti-con sugli scavi». Per rendere il sogno realtà, «oltre ai 150 mila euro per il restauro delle balaustre e degli infissi, ci vorrebbe mezzo milione di euro per quello degli intonaci esterni, del solaio, oggi troppo fragile per accogliere un alto numero di visitatori, e per il ripristino della scadei la d'accesso, magari riprendendo il modello originario del ballatoio sui resti delle mura antiche ». Nel frattempo, si spera di poterla comunque rendere accessibile ai visitatori, magari in piccoli gruppi. Anche perché, negli ultimi anni, la Casina è stata aperta al pubblico solo una volta, per la mostra "Orti e giardini" del 2012. L'ostacolo, in questo caso, sarebbe però la cronica mancanza di custodi che affligge tutti i siti della Soprintendenza. «Se nelle prossime settimane ci sarà accordato un incremento di personale dichiara, infatti, il soprintendente Mariarosaria Barbera potrò destinare alla Casina Farnese i tre assistenti alla vigilanza indispensabili per consentirci di aprire al pubblico la visita ai meravigliosi affreschi e a quelle vedute mozzafiato».