LA SICILIA con i suoi circa cinque milioni di abitanti rappresenta l'1 per cento della popolazione dell'Unione in un momento in cui sta attraversando un periodo tra i più opachi della sua recente storia. Le statistiche sono spietate: il prodotto interno pro capite è di 14,5 mila euro (dato 2012) più basso di quello del 2000 (15,1 mila) e di gran lunga inferiore ai 22 mila euro del valore medio italiano. In questa speciale classifiaiuta ca la Sicilia inoltre si pone al di sotto del 25 per cento del livello medio delle regioni europee e con tassi di disoccupazione a doppia cifra da parecchio tempo. Abbiamo chiuso? Difficile dare una risposta, influenzati come siamo dalle esperienze o frustrazioni che ognuno di noi vive ogni giorno. Il problema, oggi, non è se le istituzioni europee possono aiutare i siciliani, bensì come la Sicilia riesce a sviluppare dal suo interno il proprio modello di crescita. Un profondo conoscitore della storia isolana come Denis Mack Smith, registrava che nel 1960 l'emigrazione era un fenomeno molto diffuso in Sicilia. «Molti ricchi siciliani vivevano abitualmente sul continente» e le rendite create in Sicilia continuavano ad essere spese fuori dall'Isola. In questa affermazione notiamo l'attuale parallelismo generazionale delle famiglie siciliane che mandano i propri figli a studiare nelle università del continente. Alle rendite del passato si stanno sostituendo quello del futuro: capitale umano che è speso fuori per essere spendibile. Allo stesso tempo giovani molto bravi non hanno in Sicilia sbocchi lavorativi ancorati alle loro aspettative e all'investimento effettuato. Non è forse arrivato il tempo di pensare a uscire da questa ennesima trappola? L'Europa e le risorse potenzialmente a disposizione come il nuovo Piano 2014-2020 che sembra per ora rimanere un argomento per pochi, sono utili se contestualizzate alle necessità dell'Isola e non solo a mantenere vantaggi corporativi o settoriali. Un esempio che recentemente ci ha impressionato è quello della Dea di Morgantina, presente nel museo archeologico di Aidone in provincia di Enna. Una statua di oltre due metri restituita dal Getty Museum di Malibu, in California, dopo una lunga e difficile trattativa. È qualcosa di unico al mondo e non ha nulla da invidiare ad esempio ai vicini bronzi di Riace, che si trovano a Reggio Calabria e che sono stati resi fruibili ai visitatori in modo più moderno di quanto non sia stato fatto per la Dea. Sono passati tre anni dall'inizio dell'esposizione della Dea ma se dovessimo confrontare l'ampiezza degli spazi per i Bronzi rispetto al sito siciliano non c'è confronto, insieme ad una generale incuria del bellissimo parco archeologico di Aidone dove ogni anno di questi tempi continuano a scavare gli archeologici americani, mentre poco sappiamo di similari iniziative siciliane a cui l'autonomia offre piena capacità operativa. Se le elezioni europee innescheranno processi di cambiamento interno significativi, la cartina di tornasole la osserveremo tra qualche anno quando una nuova élite dirigente, lontana dall'attuale codice di comportamento politico sarà cancellata.