Il rilancio turistico-economico di Ustica passa anche dalla valorizzazione e fruizione del patrimonio storico-archeologico. Itinerari terrestri e subacquei, mantenuti discretamente, sono la felicità degli appassionati che qui hanno la possibilità di vedere descritte le varie civiltà succedutesi. La storia Abitata sin dalla preistoria, nell'età del rame e del bronzo in base ai recenti ritrovamenti, era sede di un villaggio fortificato a protezione dagli assalti: obiettivo erano le preziose materie prime lasciate dalle navi che viaggiavano lungo le rotte Nord-Sud ed Est-Ovest del Mediterraneo. Dopo i Romani l'isola fu abbandonata e usata fino al tempo dei Borboni come base dai corsari. Per combattere la pirateria, su iniziativa dei Borboni Ustica fu il primo esempio nel Mediterraneo di borgo costruito, fortificato e colonizzato, con gente presa per lo più da Lipari. Fu anche luogo di confino, fino agli anni '50. Da Tusa a Tusa E oggi a Ustica possiamo dire «da Tusa a Tusa». Il padre, Vincenzo, soprintendente e pioniere noto nel mondo per la sua rivoluzionaria visione dell'archeologia, credette e valorizzò le intuizioni di padre Carmelo Seminara, che diede per primo impulso alle ricerche. Il figlio, Sebastiano, oggi soprintendente del mare della Sicilia, è impegnato nelle ricerche di relitti e reperti sottomarini e nella creazione e valorizzazione di itinerari subacquei assai ricchi e apprezzati. «Un lavoro che richiede costanti campagne di ricerca - spiega Tusa - ma anche la sinergia e collaborazione fra le istituzioni e gli operatori e diving locali, ai quali consegnamo la responsabilità di custodire e gestire i luoghi nel rispetto dell'ambiente e con la massima soddisfazione dei visitatori». Itinerari terrestri Furono scoperti i resti, in contrada Falconiera, sulla rocca che sovrasta il paese e sotto le fondamenta della caserma borbonica, di tombe romane e paleocristiane, i resti di un tempio romano di età imperiale, una cisterna. Negli anni le campagne di scavi, tuttora condotte dalla sovrintendenza di Palermo (retta da Maria Elena Volpes) e dirette da Francesca Spatafora, hanno portato alla luce il famoso villaggio fortificato dei Faraglioni, datato fra il XIV e il XIII secolo a. C., scrigno di preziose testimonianze che ne fanno uno dei più importanti complessi preistorici del Mediterraneo, nel quale è stata ricostruita una capanna (nella foto). Sono stati ritrovati i resti di un villaggio del periodo tardo-romano o bizantino, accanto al complesso di Punta Spalmatore; in contrada Mulini a vento, vicino al limite dell'area dei confinati, è stata trovata una necropoli dell'antica età del bronzo (2.000 a. C.). Nella Grotta Azzurra e in quella di San Francesco frammenti di ceramiche dell'età del rame (3.000 a. C.). Oggi parte dei reperti si trova al museo «Salinas» di Palermo; ma una ricca esposizione è stata allestita nel nuovo museo di Ustica, nel complesso dove venivano rinchiusi o curati i confinati. Sarà risistemata nel vecchio museo della torre di S. Maria la parte dei reperti recuperati in mare. Itinerari subacquei L'itinerario più interessante, ma anche più impegnativo per i sub, si trova sui fondali a 80 metri di profondità, nei pressi dello Scoglio del Medico. C'è il facile itinerario alla Falconiera, con otto ancore di varie epoche, romane, bizantine, puniche e moderne: era un luogo tipico di ancoraggio. Nei pressi del molo nuovo a Cala Santa Maria, a 20 metri di profondità vi sono cocci residui del carico di una nave di epoca romana il cui relitto è invece disceso lungo la scarpata del fondale fino a 90 metri, dove si trova pure un'ancora in piombo. Resti di carichi si trovano anche allo Spalmatore, alla Colombaia, a Punta Galera e a Punta Gavazzi (museo sottomarino anche con ancore romane e bizantine, aperto a snorkeling e immersioni ma solo tramite diving autorizzati dalla soPrintendenza del mare). In fondo al mare due «musei» A Punta Falconiera la soPrintendenza del mare intende riposizionare tre parti di anfore recuperate dal fondale, per arricchire e completare l'itinerario. A Punta Gavazzi sarà ricreato il percorso, con nuova cima guida e altri due ceppi di ancora romana sempre rinvenuti nel luogo, ma recuperati allora per rischio furto. Per tutti e due gli itinerari verranno create tabelle subacquee in perspex opaco serigrafato dove verranno indicate le caratteristiche dei reperti. Saranno collocate in prossimità dei reperti in maniera tale da lasciare scoprire al subacqueo la tipologia del reperto, la provenienza e la datazione. All'inizio dell'itinerario, verrà collocata una tabella di dimensioni maggiori che darà informazioni minimali sull'itinerario e sui reperti. Ai subacquei verrà consegnata, prima dell'immersione, una tabella in materiale plastico che potranno portare in immersione dove, grazie ad un disegno tridimensionale che raffigura il fondale e il percorso che seguiranno, potranno visualizzare il tragitto che compiranno. Sul disegno verranno indicate con un riferimento numerico le soste che verranno effettuate nei pressi dei reperti. 24052014