La via che corre sui bassi fondali dello Stagnone di Marsala è oggetto di uno studio che riguarda tutta la laguna Marsala. Costruita intorno alla metà del VI sec. a. C., la strada punica "sommersa" è una delle più affascinati testimonianze archeologiche dell'isola di Mozia. Per 1.715 metri e una larghezza da 2,5 a 12 metri (permetteva il passaggio di due carretti contemporaneamente) attraversa come un lungo rettilineo i bassi fondali della laguna dello Stagnone, specchio di mare davanti alla città di Marsala. A sezione trapezoidale, la via di comunicazione è ancora quasi intatta e collega la Porta Nord delle mura dell'insediamento fenicio di Mozia, con il perimetro costiero della contrada Birgi. Nel tempo, sono state diverse le indagini archeologiche che si sono concentrate sulla zona e che hanno aggiunto preziosi particolari a questa affascinante arteria utilizzata già nel 397 a. C., data della distruzione di Mozia per mano dei Siracusani, e la cui rilevanza strategica è menzionata anche da Diodoro Siculo. Ma la strada ha avuto una sua funzione anche in tempi ben più recenti: fino agli anni Sessanta, infatti, veniva utilizzata per trasportare i carichi di uva dall'isola alla terraferma con i tipici carretti siciliani dotati di ruote altissime (1,53 metri), tirati dai muli. Oggi uno studio avviato grazie all'iniziativa dell'Associazione Tempo Reale e della sovrintendenza del Mare - a cui hanno contribuito la Fondazione Whitaker, l'Università di Malta, i sommozzatori della Guardia di Finanza e la Capitaneria di Porto di Marsala - ha consentito di aggiungere nuovi rilevanti particolari a seguito di una prima una campagna di indagini che, quando sarà ultimata, consentirà di mettere a disposizione degli studiosi una mappatura delle strada "sommersa" e di tutta la laguna, al centro di una vasta area di grandissima importanza archeologica. Alla rilevanza del progetto si aggiunge l'innovativo utilizzo di un sistema di indagini acustiche subacquee effettuate sui versanti laterali della strada, sul suo perimetro, sul canale d'uscita dalla laguna e su una parte della bocca nord-est dell'isola Lunga. «Uno studio di cui presto daremo i risultati tecnici, che ha una grande rilevanza - dice l'architetto Stefano Zangara, della sovrintendenza del Mare - Per i rilevamenti è stato utilizzato un sistema ecografico ottimizzato, cioè una ecosonda modificata per le ricerche in acque poco profonde, testata precedentemente nella laguna di Venezia, e montata su un gommoncino con il quale è stata realizzata un'approfondita ricerca sugli aspetti geoarcheologici dell'area, oltre a saggi di scavo mirati». Indagini testimoniate in un video proiettato al Complesso San Pietro di Marsala ed eseguite con molte difficoltà dalla ditta Pharos a causa dei venti di Scirocco e Maestrale che hanno soffiato nelle prime giornate di maggio. Le ricerche si pongono l'ambizioso obiettivo di radiografare e ridisegnare l'intera laguna dello Stagnone, "guardando" cosa c'è sotto le tante sedimentazioni che si sono formate nei secoli, e di portare alla luce altri relitti, alcuni già individuati, nella stessa zona dove venne trovata la famosa nave punica, oggi custodita al Museo archeologico del Baglio Anselmi. Ed è proprio grazie alla fondazione Honor Frost, che porta il nome dell'archeologa inglese che a lungo soggiornò e scavò a Marsala e che, per prima datò i reperti appartenenti alla nave, che il progetto ha potuto prendere le mosse. Dice Danilo Gianformaggio, presidente dell'Associazione Tempo Reale: «Per queste indagini abbiamo utilizzato solo fondi privati, e in questa fase i primi 18 mila euro offerti dalla Fondazione Frost. Vogliamo dare il nostro contributo alla scoperta e al recupero del grande patrimonio archeologico ancora in gran parte sconosciuto». «Oltre alla strada punica sommersa, tagliata in alcuni punti in epoca recente per consentire la realizzazione di alcuni canali navigabili - riprende l'arch. Zangara - puntiamo ad effettuare una stratigraficazione geoarcheologica dei fondali e ad identificare possibili relitti navali che si trovano in questa zona, sede della battaglia delle Egadi». E a questo scopo le ricerche si spingeranno verso il mare aperto, fuori dalla laguna (davanti ad una spiaggetta che inappropriatamente i marsalesi hanno soprannominato Tahiti) dove è noto, si trova un relitto posizionato a due metri di profondità che qualcuno ha individuato come un galeone medievale, visibile nelle giornate di Scirocco. Si ritiene, inoltre, che nella spazio di un centinaio di metri possa esserci addirittura una nave fenicia, gemella di quella trovata a Punta Scario nel 1940, dall'archeologa inglese Honor Frost. 23052014
ISOLA DI MOZIA Una mappatura della strada punica sommersa
Lo studio sulla via sommersa della strada punica di Mozia, costruita intorno al VI secolo a.C., è in corso. La via, che collega la Porta Nord delle mura feniche di Mozia con il perimetro costiero della contrada Birgi, è stata oggetto di diverse indagini archeologiche. Lo studio, finanziato dalla Fondazione Whitaker e dall'Associazione Tempo Reale, utilizza un sistema ecografico ottimizzato per esplorare gli aspetti geoarcheologici dell'area. Le ricerche si concentrano sulla mappatura della strada sommersa e della laguna di Marsala, nonché sulla ricerca di relitti navali, tra cui una nave fenicia gemella di quella trovata a Punta Scario nel 1940.
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