E' una dichiarazione d'amore che supera ogni confine ed è firmata nel IV secolo a. C. Si trova nel nuovo settore del museo archeologico "Paolo Orsi" di viale Teocrito, inaugurato la scorsa settimana in occasione della "Notte europea dei musei". Il sarcofago di Adelfia, dal nome della moglie del nobile Valerio come si legge nell'iscrizione sul marmo bianchissimo di questo reperto prezioso non solo sotto il profilo storico e artistico ma anche sociale. Il reperto ricostruisce un pezzo della storia antica di Siracusa e della Sicilia orientale tutta che, proprio tra le sale del museo, viene narrata attraverso reperti che da sempre si trovavano nei depositi della soPrintendenza. Un evento, dunque, per il mondo culturale. Ed è proprio l'evento che riaccende i riflettori su un'opportunità da cogliere, legata proprio al simbolo dell'arte cristiana qual è questo sarcofago. «Ristampare il catalogo del Sarcofago di Adelfia» propone l'ex presidente della Provincia Bruno Marziano, oggi parlamentare e presidente della Terza commissione "Attività produttive" dell'Assemblea regionale siciliana che ripropone l'iniziativa di 15 anni fa a pochi giorni dal ritorno all'esposizione pubblica del Sarcofago di Adelfia. Il manufatto tra la fine del 1998 e l'inizio del 1999 venne infatti esposto al pubblico per parecchi mesi nei locali della curia arcivescovile di Siracusa grazie a un accordo tra Arcidiocesi ed ex Provincia. «Mi ero appena insediato - racconta Bruno Marziano - e monsignor Greco, allora vicario dell'arcivescovo Costanzo, mi propose di patrocinare la mostra del sarcofago e di pubblicare un catalogo che descrivesse la straordinaria importanza di questo reperto conosciuto in tutto il mondo e simbolo dell'arte siciliana di epoca cristiana». Due motivazioni spinsero Marziano ad accettare: una prettamente religiosa, poiché papa Giovanni Paolo II nella preparazione del Giubileo aveva scelto di approfondire il valore del battesimo, della cresima e dell'eucaristia e proprio al valore della cresima il sarcofago era interessato come uno dei migliori esempi di archeologia cristiana su questa tematica. L'altra ragione era la realizzazione di una mostra che riscosse un grande successo di pubblico e visitatori, anche grazie al catalogo pubblicato dall'editore Arnaldo Lombardi. «Visto che adesso il sarcofago - continua Marziano - ha una sua esposizione permanente e una sua sala al museo archeologico "Paolo Orsi", proporrò alla direttrice e all'assessore regionale ai Beni culturali di pensare ad una ristampa del volume poiché è il modo migliore per completare l'offerta culturale, oltre alla visione del bene». 25052014