ORA i privati non hanno più alibi, scandisce Dario Franceschini presentando il decreto intitolato Art Bonus. Li chiamerò uno per uno, aggiunge il ministro, perché non si nascondano dietro la scusa che mancano gli strumenti fiscali per finanziare un restauro o la manutenzione di un bene culturale, la donazione a un museo, a un archivio o a una biblioteca. Il decreto garantisce un credito d'imposta del 65 per cento a chi elargisce contributi. «Si potrà intervenire sul Colosseo come sulla piccola abbazia di campagna», insiste Franceschini. Il decreto contiene anche norme per Pompei, dove al generale Giovanni Nistri vengono dati poteri ormai commissariali sugli appalti e sulla revoca di chi ha la responsabilità degli interventi. Inoltre a Nistri viene assegnato un gruppo di 20 persone, a conferma che la sua struttura non è mai concretamente decollata. Poi c'è il capitolo Reggia di Caserta: un commissario si occuperà di liberare l'edificio da tutti gli uffici che ne occupano oltre il 70 per cento della superficie (dall'Aeronautica militare all'Ente per il turismo). Nel decreto compare anche un titolo: Grandi progetti Beni culturali. Ogni anno verranno indicati uno o due siti sui quali si concentreranno finanziamenti, in funzione, si aggiunge, di valorizzazione e di attrazione turistica. Torna in auge il criterio delle eccellenze, che molti giudicano in stridente contrasto con la caratteristica primaria del nostro patrimonio, quella di una ricchezza diffusa, fra arte, architettura e paesaggio. A questa norma si affianca quella sui manager museali previsti per siti, anche qui, «di eccezionale valore».