CACCIA AI TESORI NASCOSTI E DA RECUPERARE DELLA CITTÀ D'ARTE A via Foria c'è un Gesù dalle mille piaghe. Vere ferite, medicate come si poteva fare nel 1926, un po' di colla, amore, pezzi rimessi insieme dopo che un incendio l'aveva fatto esplodere in decine di frammenti, devastando una scultura meravigliosa e delicata, liberata dal marmo da un altro Michelangelo, Naccherino da Firenze. Il fuoco, settant'anni fa, aggredì l'altar maggiore di San Carlo all'Arena dove il Gesù, Crocefisso ed appena spirato, stava appeso. Volò giù, delle braccia non si è più trovato nulla. Tutto il resto fu piamente raccolto, scheggia per scheggia, pezzo per pezzo, dai fedeli che lo veneravano nel ricordo di un'epidemia sconfitta, quella del colera del 1836. La storia di un restauro che non poteva essere migliore per i tempi, è tutta scritta in quelle mille cicatrici scure che coprono il Salvatore dai capelli alla punta dei piedi. Non è più tornato alla sua Croce; questo Gesù è deposto su un letto di velluto in una cappella laterale della chiesa di San Carlo, dove i fedeli gli accarezzano il viso, i capelli, i piedi e dove i bambini della scuola popolare di San Giuseppe Calasanzio gli sciamano davanti, gridando ed attaccandosi al collo ed alla tonaca di padre Mario Taurino. Non è più un'opera, ormai. Le cicatrici, le carezze, i bimbi, il letto di velluto, quest'aria di scuola, preghiera e casa, fanno di questa scultura dolcissima un Abitante che dorme nella seconda cappella a destra dell'ingresso. Una donna si avvicina. Accarezza il viso, si bacia la punta delle dita e poi sfiora le palpebre chiuse del Cristo. Nella logica della conservazione dell'opera, fai notare a padre Mario, questi gesti non andrebbero fatti. Le carezze sono più forti del marmo, negli anni. «È un'opera nata per la devozione - dice lui - potremmo anche dire che è l'opera ad essere fatta per il fedele e non il fedele per l'opera». Da questa prospettiva, con i bambini dei Vergini e della Sanità che corrono avanti ed indietro dai locali interni dove vanno gratis al doposcuola tutti i giorni, senti che ha ragione lui. Un restauro con le tecniche odierne, però potrebbe restituire una scultura mozzafiato alla sua bellezza. Poi si potrebbe affrontare il problema della collocazione e della venerazione. Uno degli ostacoli è la competenza sui restauri. Perchè la proprietà di questa chiesa, e del Crocefisso, non è chiara, in un guazzabuglio di passaggi di mano fra enti, seguito all'esproprio dei beni della Chiesa all'unità d'Italia. Cinque anni fa la Prefettura avviò un'istruttoria per capire se la proprietà toccasse o no al Fondo edifici di culto del Viminale. Ma i padri hanno sempre considerato proprietario il Comune. Al quale si rivolgono, ad esempio, per problemi all'impianto elettrico. Ad oggi la situazione non è chiara. Anche l'impianto elettrico non è stato rifatto..
Quel Cristo ferito aspetta le cure da 79 anni
Il Gesù dalle mille piaghe, una scultura di Michelangelo, è stato restaurato dopo un incendio che lo aveva devastato nel 1926. Il restauro è stato fatto con tecniche moderne, ma la scultura è stata deposta in una cappella laterale della chiesa di San Carlo, dove i fedeli la venerano. I fedeli accarezzano il viso e i piedi del Cristo, e i bambini della scuola popolare gli sciamano davanti. La scultura è considerata un abitante che dorme nella cappella, e la sua proprietà è incerta, con la chiesa e il Comune che si contendono il controllo. La situazione è tale che il restauro potrebbe essere affrontato solo se si risolve il problema della proprietà.
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