RIDOTTA in pezzi dai tombaroli che la trovarono vicino al lago di Nemi, salvata nel 2011 dalla Guardia di Finanza mentre stava per essere spedita in Svizzera e ricomposta durante un lungo restauro, la statuadi Caligola in trono come Zeusarriva per la prima volta a Roma. Protagonista della mostra "Sulle tracce di Caligola. Storie di grandi recuperi della Guardia di Finanza al lago di Nemi", allestita al Vittoriano da domani al 22 giugno. Della colossale scultura ritratto in marmo greco di Thasos del I secolo d. C., originariamente alta 2,50 metri, recenti scavi hanno portato alla luce nuovi frammenti. Che saranno presentati ora per la prima volta. «Subito dopo il rinvenimento della statua, attraverso uno studio delle concrezioni riuscimmo a individuare l'area dello scavo clandestino da cui proveniva, in zona La Cavalleria racconta Massimo Rossi, comandante del gruppo Tutela patrimonio archeologico delle Fiamme Gialle Una successiva campagna della Soprintendenza ha portato alla luce un complesso residenziale riconducibile all'imperatore da cui sono emersi una decina di nuovi frammenti della scultura». Fra questi, il fiocco sulla spalla (ancora incompleto), lo scettro, il ginocchio, il piede destro e parti del panneggio. Nessuna traccia della testa, probabilmente vittima della damnatio memoriaeche Caligola subì dopo la morte. Ma a suggerirne l'attribuzione all'imperatore "folle", già nel 2011, sono stati i calzari aperti, quelle cali-gae speculatoriaecalzate dagli esploratori che, secondo Svetonio, Gaio Giulio Cesare Germanico amava indossare. E da cui sarebbe nato il suo soprannome, Caligola. Oltre alla statua, fulcro della mostra, al Vittoriano verrà esposto per la prima volta anche un corpus di manufatti marmorei e bronzei recuperati dall'indotto clandestino e legati alla figura di Caligola, provenienti dal territorio nemorense e in particolare dalle navi dell'imperatore, dalla sua villa sul lago di Nemi e dal santuario di Diana Aricina. Fra questi, un cratere marmoreo decorato con corsa di bighe della seconda metà del II secolo d. C., una statua marmorea di Apollo e una copia bronzea di cassetta con mano apotropaica, entrambe del II secolo d. C.. Curata dalla Soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio, con il contributo di esperti come Louis Godart, Luigi Malnati, Elena Calandra, Giuseppina Ghini e Massimo Rossi, e organizzata da Comunicare Organizzando, l'esposizione vuole mostrare l'instancabile lavoro condotto dalla Guardia di Finanza per la tutela del patrimonio archeologico. Proprio la scorsa notte è scattata l'ultima operazione sul litorale laziale, volta al recupero di corredi funerari oscosanniti e etruschi trafugati da aree archeologiche del litorale campano e laziale.