Non è solo un omaggio alla lingua viva dell'arte del passato, che ancora ci parla attraverso un potente linguaggio universale fatto di immagini, forme, colori, ma è anche un appassionato dizionario dei diritti civili il nuovo libro dello storico dell'arte Tomaso Montanari, Istruzioni per l'uso del futuro pubblicato da Minimum fax. Costruito intorno ad una serie di parole chiave come "conoscenza","educazione", "museo", "spazio pubblico", "ambiente", "ius soli" ecc., il volume è un imprescindibile vademecum per chi voglia conoscere il valore culturale e civile del nostro patrimonio d'arte, ma anche e soprattutto per chi si trovi ad amministrarlo, gestirlo, tutelarlo. Libro quanto mai "politico" questo nuovo saggio di Montanari, senza scendere sul terreno della cronaca spicciola, entra direttamente nel dibattito attuale sul ruolo, per esempio, delle soprintendenze (attaccato con virulenza da Valentini su La Repubblica) e dell'intervento dei privati nella gestione del patrimonio pubblico, caldeggiato da Matteo Renzi. Così, mentre il premier torna a voler ingaggiare figure manageriali per la valorizzazione di opere d'arte e monumenti, indebolendo così ulteriormente il ruolo degli storici dell'arte, di archeologi e degli altri professionisti che si occupano di tutela, Montanari torna utilmente a ricordarci che un museo «è un'istituzione permanente, aperta al pubblico,senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo». Secondo la piana definizione che ne dà l'International Council of Museums e che, chiosa il docente di Storia dell'arte dell'Università di Napoli, «rischia di suonare rivoluzionaria» in un'Italia che negli ultimi trent'anni ha conosciuto un immane assalto al patrimonio d'arte e al paesaggio, che si è concretizzato in cartolarizzazioni, svendite, condoni, marketing di monumenti pubblici e musei ridotti a location per feste private e sfilate di moda. Costituzione incompiuta s'intitolava non a caso il precedente libro di Montanari, edito da Einaudi, scritto con Settis; Maddalena e Leone. In cui denunciava il tradimento del lungimirante articolo 9 della Carta che tutela arte e paesaggio, ma anche del secondo comma dell'articolo 3 in cui si dice che la Repubblica è chiamata «a rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo della persona umana». Fra questi dunque anche ogni impedimento all'accesso e alla libera fruizione dell'arte e del sapere. «Proprio la conoscenza, la sua crescita scrive Montanari è l'unico metro attendibile con cui misurare le infinite iniziative di valorizzazione del patrimonio». Contro la riduzione delle opere a brand e a feticcio, ma anche contro le politiche emergenzialiste di ricostruzione che snaturano i luoghi (come è accaduto a L'Aquila), lo scorso 5 maggio al raduno di storici dell'arte a Mirandola, Montanari è tornato a ribadire che «i monumenti vanno restaurati e riaperti perché sono la riserva di futuro delle comunità che vivono intorno a essi». Articolando uno splendido discorso (pubblicato su www.minimaetmoralia.it) sul patrimonio artistico come «luogo dei diritti della persona» e «leva di costruzione dell'eguaglianza». «Come mezzo per includere coloro che erano sempre stati sottomessi ed espropriati».