«Il piano di lottizzazione per il comprensorio di Ponte Lucano avrebbe un forte impatto negativo sui vari aspetti del patrimonio all'interno del sito proclamato patrimonio mondiale dell'umanità e sul suo rapporto con il paesaggio che lo circonda, l'area di rispetto, che contribuiscono all'Ouv (Outstanding universal value, valore eccezionale universale, ndr), e su ulteriori valori cultuali». La valutazione di impatto sul patrimonio culturale predisposta dal ministero dei Beni culturali su richiesta dell'Unesco boccia senza metti termini la cosiddetta «lottizzazione Nathan», il complesso edilizio da 191mila metri cubi progettato dall'architetto Paolo Portoghesi per conto di Impreme, società del gruppo Mezzaroma, a poca distanza dalla Villa Adriana di Tivoli. Portare avanti il progetto sarebbe infatti in palese «conflitto con l'articolo 98 delle linee guide della Convenzione Unesco per il patrimonio mondiale dell'umanità e comporterebbe il rischio di una decisione del World Heritage Committee di far collocare Villa Adriana nella lista del World Heritage in Danger (Patrimonio dell'Umanità in Pericolo) e, in assenza della rimozione delle cause dell'impatto negativo sull'Ouv, la sua successiva cancellazione. L'unica possibilità che lo Stato italiano ha per evitare una tale eventualità è bloccare questo progetto di pianificazione urbanistica». Con il completamento della relazione il Mibact ha fatto la propria parte: la parola passa adesso alla regione Lazio e al comune di Tivoli che domenica prossima sarà interessato dalle elezioni amministrative. Ma andiamo con ordine. L'antefatto è rappresentato dal lancio, nel 2011, del progetto immobiliare che insiste proprio all'interno della cosiddetta «buffer zone» (zona cuscinetto) dell'area archeologica comprendente quella che fu la villa dell'imperatore Adriano, sito che da ormai 14 anni fa parte del patrimonio mondiale dell'umanità. Una decisione controversa che suscitò immediatamente i ricorsi di Italia Nostra e Wwf. Quando il clamore è tanto, va a finire che se ne accorge anche Parigi e così dal quartier generale dell'Unesco è partita la richiesta formale di chiarimenti al Mibact, cui il Collegio Romano ha risposto affidando una verifica di impatto sul patrimonio culturale (Hia) a un pool di esperti indipendenti che, tra le altre cose, ha basato il proprio lavoro su una campagna di consultazione della comunità locale e internazionale molto estesa. Il testo, consegnato al dicastero a inizio maggio, è assolutamente inequivocabile: la perimetrazione della zona buffer sembra «non essere stata valutata in alcun modo dalla singole autorità chiamate a esprimere una valutazione in merito alla astratta compatibilità dell'interesse del privato volto a massimizzare la redditività del bene di proprietà rispetto all'interesse della collettività, che, una volta riconosciuto il valore eccezionale universale dell'area tutelata, doveva individuarsi con la comunità locale e internazionale nel suo insieme». Da ciò ne discende che «l'esercizio del potere pubblico nei vari passaggi esercitato, possa ritenersi viziato, per la mancata applicazione al caso di specie delle obbligazioni assunte al momento della sottoscrizione della Convenzione Unesco e della successiva iscrizione del sito nella lista del patrimonio Mondiale». Lapidario anche l'esito della particolarissima consultazione popolare lanciata dagli studiosi attraverso un lungo questionario, via web e non: l'88 dei 4.655 interpellati non vede benefici nell'opera. A Tivoli come nei 46 Paesi stranieri dai quali sono arrivate risposte.