BOLOGNA DELLA Torre dei Modenesi di Finale Emilia, quella dell'orologio spezzato in due, ora resta solo un mozzicone di pietre e nostalgia, e ci cresce l'erba. Stanotte i finalesi l'abbracceranno con le fiaccole accese, per dirle che vogliono vederla risorgere, come prima di quella notte terribile. Il terremoto del 20 e 29 maggio di due anni fa si è portato via 28 vite, ha colpito 14mila case e 13mila attività, ma ha devastato anche «una quantità impressionante di beni culturali, in un'area vasta», conferma il ministro Dario Franceschini che nella sua Ferrara rinascimentale vede ancora i segni lasciati da quei giorni di scosse e paura. Gli edifici tutelati danneggiati dal sisma, fra le province di Modena, Ferrara, Bologna e Reggio, sono più di duemila. Spesso sono simboli dell'identità locale, ora sfregiati, e i tempi della rinascita potrebbero non essere veloci. IL MINISTRO, come già il premier Renzi tre giorni fa in Emilia, elogia il «modello virtuoso» che si è avviato fra Stato, Regione, Comuni e Diocesi. «C'è stato un impegno che supera gli otto miliardi, lavoreremo per risolvere i problemi che sono rimasti e trovare il miliardo che ha chiesto il presidente Errani», ha detto. Ma la ricostruzione è faticosa, e nel campo dei beni storici tutto è più complesso. Sono 482 le chiese ferite, 11 crollate completamente: di San Francesco a Mirandola, custode delle tombe dei Pico, restano solo la facciata e un fianco, mentre la chiesa di Buonacompra, nel Ferrarese, appare come tagliata da una scimitarra. Nella sola arcidiocesi di Modena si parla di 105 milioni di euro di danni a edifici di culto e canoniche. Finora sono appena 5 le chiese storiche riaperte: in alcuni Comuni, poi, l'alluvione dello scorso gennaio ha dato un'altra botta. DA UNA località all'altra, è come un percorso fra colossali impalcature che sembrano costruzioni del Meccano: qualcuno le scambia per i cantieri della ricostruzione, ma sono perlopiù opere di messa in sicurezza. Restano ancora chiusi vari musei e pinacoteche. Carpi ha ritrovato il suo teatro Comunale, altri palcoscenici restano spenti. Entro l'anno viene annunciato partiranno 30 cantieri, fra cui quello per la chiesa di San Pietro a Cento o per il Museo nazionale dell'ebraismo a Ferrara. Circa 1600 opere, salvate da edifici e chiese, sono depositate al Palazzo Ducale di Sassuolo, divenuto ospedale dell'arte. Allo stesso modo, da giugno, in un capannone di Vignola sarà attivo il Centro di raccolta degli archivi terremotati. «IL 2012 è stato l'anno dell'emergenza, il 2013 della messa in sicurezza, il 2014 della progettazione e il 2015 sarà quello dei cantieri», scandisce Carla Di Francesco, direttore regionale ai beni culturali. Nel piano 2013-2014 sono previsti 538 milioni di euro per 664 interventi su opere pubbliche e beni tutelati. Intanto si accende il dibattito su come progettare la ricostruzione. Italia Nostra ha messo in guardia, «tutto dovrà tornare com'era e dov'era», e Salvatore Settis, autorevole storico dell'arte, ha rimarcato: «Se una persona resta sfigurata da un incidente, vuole ritrovare la faccia che aveva». Dopo due anni, in questo spicchio d'Emilia, molti paesi e città hanno ancora una faccia piena di cicatrici.