LOSCORSO anno a Londra è stata celebrata dalla critica e soprattutto da una grande partecipazione di pubblico la mostra "Pompeii and Herculaneum Live", diventato un vero e proprio evento per la capitale britannica. La rassegna ospitata dal British Museum si è aggiudicata il titolo di terza mostra più visitata nella storia del celebre museo dal 1753. Al successo culturale si è unito quello di cassa, perché la mostra su Pompei ha fatto guadagnare al museo londinese 11 milioni di euro. Gli inglesi si sono fatti belli con Pompei e ne hanno fatto un'attrattiva turistica, un ricco turista indiano, con evidenti carenze negli studi, ha scritto sul registro dei visitatori: «Che grande passato che avete avuto!». Tra i prodotti televisivi di maggior successo mondiale degli ultimi anni c'è stata sicuramente la serie "Spartacus, sangue e sabbia", prodotta negli Stati Uniti, con un cast internazionale, ma ambientata a Santa Maria Capua Vetere, nella Campania Felix che i gli antichi romani avevano eletto a luogo preferito per il riposo. Gli americani hanno venduto la storia della famosa ribellione degli schiavi in decine di paesi. Un elemento molto semplice balza all'occhio: la storia e il patrimonio, le tracce del nostro passato identitario sono fonti di guadagno per altri che hanno saputo farne prodotti di consumo culturale ma non per i cittadini della Campania. Da opposti fronti culturali, convergenti nelle conclusioni, agli inizi del Novecento, Antonio Gramsci e Giuseppe Prezzolini, ebbero a riflettere sull'inadeguatezza degli italiani rispetto al loro passato. Il discorso di questi due intellettuali fu riferito soprattutto alle classi dirigenti politico amministrative dell'Italia dell'epoca. Lo si potrebbe trasporre alla Napoli di oggi, con un peso di aggravanti ingente, perché oggi non abbiamo personalità del calibro di Giovanni Giolitti, Francesco Saverio Nitti, Ivanoe Bonomi. Napoli ha una grande storia, i napoletani sanno farsi onore nel mondo ma le classi dirigenti, soprattutto quella amministrativa, sono assolutamente inadeguate rispetto a un grande passato. Ciascuno di noi può navigare nel sito internet del Museo Archeologico Nazionale e confrontarne i limiti rispetto ai siti web degli altri grandi musei del mondo, che spesso hanno patrimoni di minor consistenza al loro interno. Ogniqualvolta questo amaro paradosso diventa oggetto di riflessione o di un'inchiesta giornalistica vediamo scattare il solito riflesso pavloviano. «Siamo alle solite rappresentazioni denigratorie», si ripete. Eppure, anche se dispiace dirlo, è un fatto che la città sia sporca, preda di mille abusivismi, mentre i napoletani spiccano per la pulizia dello loro abitazioni; che un tessuto urbano di rara bellezza architettonica non sia mai stato riqualificato e sottoposto a interventi conservativi di altre città storiche; che la mobilità urbana sia regredita rispetto a qualche decennio fa; che si respiri un'aria di precarietà e rassegnazione. Il coraggio della verità, soprattutto quando questa ci chiama a fare i conti con le inadeguatezze degli uomini e di chi è chiamato a responsabilità, è il punto di partenza di qualsivoglia serio ragionamento.