Mafia e imprese 13 ordini di custodia cautelare per dirigenti della Todini, piccoli imprenditori e clan di camorra. Che imponevano l'uso di materiale scadente Gli affari della ndrangheta sul tratto calabrese erano già venuti alla luce qualche tempo fa. Ora l'inchiesta coordinata dalla procura nazionale antimafia e dalla Dda di Salerno, che ha portato a 13 ordini di custodia cautelare per associazione mafiosa, truffa, falso in atti pubblici, frode continuata e aggravata nelle pubbliche forniture, racconta come anche la camorra avesse messo le mani sul versante campano dell'autostrada A3, meglio conosciuta come Salerno-Reggio Calabria. Tutto attraverso una commistione tra «nuova camorra imprenditrice», criminalità locale di stampo più tradizionale e imprenditoria legale. L'eterna incompiuta, la grande opera di cui Berlusconi aveva promesso l'amModernamento, il terrore di tutti gli automobilisti che si dirigono in Calabria e Sicilia è ora anche, come sottolinea Legambiente che ha spesso denunciato le infiltrazioni camorristiche negli appalti, «l'autostrada dei boss». L'inchiesta portata a termine ieri, iniziata nel 99 a seguito delle denunce di Cgil e Uil, colpisce un colosso dell'edilizia come la Todini spa e un'impresa più piccola, la Italsud srl, piccoli imprenditori collusi e alcuni clan camorristici del napoletano e del salernitano, e svela come questi ultimi avessero creato una struttura operativa autonoma che obbligava le imprese a utilizzare materiali di scarsa qualità. Tutto ciò nel tratto tra Salerno e Campagna, in parte già completato, e sull'autostrada Salerno-Napoli, in particolare per la realizzazione degli svincoli di Castellammare di Stabia e Scafati, e dei caselli di Nocera Inferiore e Cava dei Tirreni. Tredici le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Salerno su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Destinatari i boss di Pompei Ferdinando e Vincenzo Cesarano e l'affiliato al clan Nicola Esposito, il boss della Piana del Sele Francesco Pecoraro e gli affiliati Biagio Giffoni e Cosimo Melillo, tutti già in carcere per altri reati. Sono stati invece eseguiti gli arresti di Vincenzo d'Oriano, un imprenditore di Castellammare di Stabia presunto affiliato al clan Cesarano; e Antonio Iovino, un imprenditore di San Gennaro Vesuviano ritenuto affiliato al clan Fabbrocino di Nola. Agli arresti domiciliari sono finiti invece i dirigenti della Todini Francesco Paolo Titta e Luigi Ambu a Roma, un dipendente della stessa società, Attilio Franchini, e il rappresentante legale della Italsud Carmine Marinelli. Il tredicesimo destinatario del mandato di cattura, Vincenzo D'Angelo di Angri, non è stato trovato perché da tempo latitante. Nell'inchiesta non è implicata l'Anas, che pure gestisce la Salerno-Reggio Calabria. Anzi, «nel corso delle indagini è emerso che in alcuni laboratori venivano falsificati i risultati delle perizie sui campioni di materiale adoperati» e «l'Anas ha collaborato con gli inquirenti consentendo di svolgere le campionature in altri laboratori», ha spiegato il pm salernitano Antonio Centore. Ponteggi e asfalti saranno ora oggetto di perizie tecniche che dovranno stabilire se sono state rispettate le norme di sicurezza. Dalle indagini è risultato che la camorra operava su due livelli: introducendosi direttamente nel ciclo produttivo dell'opera attraverso imprese collegate o, indirettamente, attraverso la criminalità locale che interveniva con attentati dinamitardi e intimidazioni. Una «nuova camorra imprenditrice» legata a filo doppio a quella più tradizionale, tanto che i magistrati scrivono come sia «emerso un quadro non certo confortante della classe imprenditoriale» finita nell'inchiesta. Ma per il presidente campano di Legambiente Michele Buonomo «in gioco non ci sono soltanto gli appalti. L'altro fronte del business sui lavori dell'autostrada salernitana riguarda il settore cave. Attraverso le attività estrattive, infatti, si può realizzare il maggior margine di guadagno sull'intera operazione della terza corsia. Con innegabile interesse, diretto o trasversale, della camorra». «Basta vedere quelle montagne con i buchi, che sembrano pezzi di gruviera nel verde della piana del Sele, per rendersi conto del disastro ambientale ma anche di come le imprese abbiano macinato denaro più delle pietre che fornivano quotidianamente ai lavori autostradali», continua. Al punto che la camorra ha trasformato la provincia di Salerno «in uno dei territori con la più alta incidenza di cave del nostro paese».
GRANDI OPERE - Salerno-Reggio, l'opera dei boss
L'inchiesta coordinata dalla procura nazionale antimafia e dalla Dda di Salerno ha portato a 13 ordini di custodia cautelare per associazione mafiosa, truffa, falso in atti pubblici, frode continuata e aggravata nelle pubbliche forniture. La commistione tra nuova camorra imprenditrice, criminalità locale di stampo più tradizionale e imprenditoria legale ha messo le mani sul versante campano dell'autostrada A3. La Todini spa e l'impresa più piccola, la Italsud srl, sono state coinvolte, nonché piccoli imprenditori collusi e alcuni clan camorristici del napoletano e del salernitano.
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