IL 20 dicembre 2005 un architetto fiorentino, C.C., ha comprato a un'asta indetta dalla Pandolfini il «Girotondo dei putti», noto anche come «Bambocciata », un quadro del pittore Stefano Ussi (1822-1901). Il 6 agosto 2010 quattro carabinieri si sono presentati a casa sua alle 7 del mattino e glielo hanno sequestrato. L'anziano padre dell'architetto ha avuto un mezzo infarto. Incredulo, il professionista si è ritrovato sotto accusa per ricettazione. Inutilmente ha spiegato che il quadro lo aveva comprato all'asta dopo averlo scelto su un catalogo sottoposto preventivamente alle verifiche del Nucleo tutela beni culturali. Inutilmente ha fatto notare che la casa d'aste Pandolfini, oltretutto, è un istituto di vendite giudiziarie, il che dovrebbe costituire una ulteriore garanzia di correttezza. Secondo le accuse, il quadro era stato rubato nel 1998 a un professionista romano, nel frattempo deceduto. Dopo il sequestro, il figlio del defunto lo ha riconosciuto e il pm Luigi Bocciolini glielo ha restituito. Poi ha citato a giudizio l'architetto C.C. per ricettazione, perché, secondo le accuse, aveva acquistato la tela «pur sapendone o dovendone sapere l'illecita provenienza ». Poiché la giustizia ha i tempi di una tartaruga, C.C. è rimasto per quattro anni sulla graticola. Il processo si è concluso qualche giorno fa. Il giudice Claudia Panteri ha assolto l'architetto con formula piena. «Questo caso non doveva neppure approdare in aula», ha sostenuto nella sua arringa l'avvocato difensore Giancarlo Geri. Lo stesso pm di udienza aveva chiesto l'assoluzione e il giudice Panteri è stata decisa- mented'accordo.Ma,puravendo finalmente certificato la correttezza dell'acquirente, non ha potuto fare niente per rimediare alla ingiustizia da lui subìta: il quadro che aveva acquistato regolarmente non è più suo, né egli potrà essere risarcito se non all'esito di una faticosa causa civile. Ma il colmo è che già nel corso delle indagini e ancora di più durante il processo si è concretizzato il dubbio che il suo quadro non fosse quello rubato nel 1998 al professionista romano. Non corrispondono le dimensioni: la tela sparita a Roma misurava 30 per 40 centimetri, quello acquistato da Pandolfini 27 per 35. La signora di Padova che lo aveva messo all'asta (anche lei finita sotto accusa per ricettazione e assolta) sostiene di averlo acquistato a un mercato antiquario di Asolo nel '97, e cioè prima del furto a Roma. Le cornici della tela rubata e di quella messa all'asta sono diverse. La difesa ha portato in aula il professor Riccardo Carapelli, esperto delle opere di Stefano Ussi, che esaminando le foto del quadro rubato e di quello venduto all'asta ha rilevato una serie di piccole differenze e ha concluso che a suo avviso non si tratta della stessa opera. Ha spiegato che Stefano Ussi riproduceva i quadri che gli venivano meglio. Dell'opera più celebre di Ussi «La cacciata del duca di Atene» esistono varie versioni quasi identiche di dimensioni diverse, una delle quali è esposta alla Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti. Quanto al «Girotondo dei putti », era un soggetto ricorrente per il pittore. Ne esistono almeno tre versioni. Una tela più piccola risulta essere stata battuta all'asta da Christie's nel 2005.