Continuerà a frequentare la biblioteca della Villa medicea di Castello e a fare studi sulla lingua italiana. Ma da ricercatrice, non più da presidente. Nicoletta Maraschio, dopo sei anni, lascia la guida dell'Accademia della Crusca. Ieri, durante una lezione all'Università di Firenze ha spiegato di essere agli ultimi giorni del suo secondo mandato e di non essere intenzionata a mettersi a disposizione per un terzo. «Sono stata vicepresidente dal 1997 e dopo presidente, credo che in queste istituzioni sia necessario un ricambio. Ora la Crusca è in condizioni discrete e di stabilità giuridica e anche economica e chi verrà potrà lavorare al meglio». Il successore, insieme al nuovo consiglio direttivo, verrà scelto domani mattina dai 50 illustri linguisti che compongono il collegio accademico dell'istituto, nato tra il 1570 e il 1580 come informale gruppo di amici (la cosiddetta «brigata dei crusconi») dediti a discorsi giocosi (le «cruscate», in contrapposizione alla pedanteria dell'Accademia fiorentina) e diventata ufficialmente Accademia nel 1585. Nicoletta Maraschio, 66 anni, professore ordinario alla facoltà di Lettere a Firenze in storia della lingua italiana, è stata la prima donna alla guida dell'antica istituzione: in cinque secoli di storia non era mai successo. Ora se ne va, ma con la serenità di lasciare la Crusca in buona salute. Quelli del suo incarico sono stati anni di grandi soddisfazioni e di altrettanto grandi difficoltà. Tra le battaglie vinte, il «salvataggio» dell'Accademia attraverso il riconoscimento come ente di diritto pubblico e l'attribuzione (ottenuta nel 2012) di uno stanziamento ordinario di fondi annuali da parte dello Stato. La Crusca rischiava «di essere cancellata come ente inutile ricorda La cosa più importante è che abbia ottenuto il riconoscimento della sua funzione. La Crusca è sempre stata un ente di prestigio, però il fatto che fosse così in crisi non solo limitava le attività ma anche era un indizio di scarsa considerazione. Ci sono stati difficoltà economiche ma l'Accademia non si è mai fermata, anzi è cresciuta molto e continuerà a farlo». Al nuovo presidente lascia da completare alcuni ambizioni progetti avviati: il vocabolario otto-novecentesco, un vocabolario dantesco sia on line sia cartaceo, da pubblicare l'anno prossimo per i 750 anni della nascita del Sommo Poeta, e l'osservatorio degli italianismi nel mondo. «Abbiamo pubblicato gli italianismi in inglese francese e tedesco, vogliamo allargare la ricerca anche alle altre lingue europee e non solo. È un modo molto bello per coinvolgere gli accademici esteri e le istituzioni con le quali siamo collegati e per fa vedere quanto l'italiano è stato importante per le lingue del mondo». L'Accademia oggi ha 6 dipendenti e 40 giovani collaboratori precari che si impegnano con dedizione per una manciata di euro. «In questi mesi ho cercato di avere un rifinanziamento della legge che ha dato una dotazione all'Accademia per poter disegnare una pianta organica che sia degna di un'accademia come questa, stabilizzando i collaboratori». Anche questo è un progetto che lascia in eredità a chi le succederà, sperando possa portarlo a termine. «Sarebbe un modo di creare posti di lavoro per coloro che hanno lavorato tanto con pochissimi soldi». Lei tornerà a «proteggere» l'italiano da ricercatrice: «Da noi manca una politica linguistica, è importante che la lingua venga tutelata e diffusa. La lingua è cultura ed è anche una calamita, un fattore di attrazione per la nostra cultura».