Lonato, riaperto alle visite dopo 3 anni il manufatto d'epoca romana È come se, in quel pezzo di terra, il passato remoto e il futuro prossimo si fossero dati appuntamento. Era il 1985 e, in quel campo di Lonato al confine con Castiglione delle Stiviere, lungo l'allora Statale e adesso Provinciale del Benaco (non lontano da dove oggi c'è la Multisala King), le ruspe dell'Enel iniziarono a dare i primi colpi di pala. C'era da realizzare una stazione di trasformazione. Una piccola centrale, insomma, per soddisfare il moderno appetito di elettricità. Il luogo prescelto, però, sulle mappe topografiche era segnato come «Fornace dei gorghi». E il motivo venne allo scoperto, è il caso di dirlo, proprio con quei primi colpi di pala. Sottoterra c'era un complesso di fornaci romane per laterizi più unico che raro: almeno sei differenti impianti produttivi, a pianta circolare, quadrata e rettangolare, risalenti alla fine del I e inizio del II secolo dopo Cristo. Da lì sarebbero usciti embrici (cioè tegole piatte), coppi e mattoni per le numerose ville patrizie d'epoca imperiale i cui resti sono stati ritrovati sul lago (come a Desenzano e Sirmione) e sulle colline circostanti. Le ruspe furono così fermate per far posto alle campagne di scavo, svolte dal 1986 al 1988. Oltre alle sei fornaci, disposte senza un particolare ordine di orientamento e a poca distanza l'una dall'altra, furono scoperti ambienti forse utilizzati in antico per le attività connesse alla cottura dei laterizi e una grande catasta di embrici impilati, che forse veniva usata come riserva per i frequenti restauri e rifacimenti delle fornaci. Come però spesso succede in questi casi, terminati gli studi, le fornaci sono state di nuovo interrate, per consentire alla modernità di rimettersi in marcia e ai lavori di ripartire. Tutte, tranne una. La meglio conservata. Che venne invece «musealizzata», ossia aperta alle visite. Peccato che, lì attorno, posto per parcheggiare l'auto, per non dire i pullman, non ce ne fosse. E che l'intero sito fosse di disagevole accesso. Ora non più. Ieri mattina, l'assessore regionale alla Cultura Cristina Cappellini e quello provinciale Silvia Razzi, il sindaco di Lonato del Garda Mario Bocchio, la rappresentante della Soprintendenza per i Beni culturali Filli Rossi e Francesco Testa di Terna, gestore della rete elettrica nazionale, hanno tagliato il nastro dopo il robusto intervento di restauro, costato 540 mila euro. Per consentire i lavori, la fornace è rimasta interdetta alle visite per quasi tre anni. Ma ne è valsa la pena. Da ieri, oltre a un parcheggio per auto e bus, il sito archeologico ha una nuova copertura, bagni, una sala didattica e uno spazio per il bookshop. A gestire le visite (solo su prenotazione), saranno ancora una volta i volontari dell'associazione La Polada. «Quella di Lonato è una delle fornaci romane meglio conservate del Nord Italia commenta il sindaco Mario Bocchio . Credo che il restauro del sito sia un passo importante per potenziare il turismo culturale in paese. Ringrazio la Regione e Terna per i loro contributi». «Oltre alle visite su prenotazione dice Damiano Scalvini della Polada stiamo pensando, per l'estate, a Open Day come quello che si terrà sabato».