LASCIA LA DIRETTRICE DEL CENTRO STUDI SULLA RUSSIA CHE AVEVA PREMIATO IL MINISTRO OMOFOBO DI PUTIN, ivi Alla fine la professoressa Silvia Burini, direttrice del Centro studi sulle arti della Russia dell'Università Ca' Foscari di Venezia, si è dimessa dalla carica di Prorettore alle produzioni culturali e ai rapporti con le istituzioni scientifiche e culturali. Alla vigilia delle elezioni per il suo successore, il rettore Carlo Carraro ha pensato fosse meglio deviare i fulmini su un capro espiatorio: e bisogna riconoscere che la Burini aveva fatto di tutto per candidarsi. La vicenda è quella dell'incredibile attribuzione del "Ca' Foscari Honorary Fellowship" a Vladimir Medinskij, l'omofobo, revisionista e nazionalista ministro della Cultura del governo di Vladimir Putin. In seguito a una prima ondata di proteste sollevatasi dentro e fuori dell'ateneo, la cerimonia veneziana del 12 maggio era stata annullata: e in molti avevano creduto a un tardivo ma efficace ravvedimento del rettore. Niente di tutto questo: il 15 la Burini è volata appositamente a Mosca per consegnare toga e pergamena al ministro, in una cerimonia taciuta dal sito di Ca' Foscari, ma certo non rimasta ignota agli intellettuali russi in patria e nel mondo. Il semiologo Michail Lotman (figlio del famoso Yurij) ha, per esempio, scritto alla Burini che "purtroppo i meriti scientifici del signor Medinskij sono ben conosciuti e io condivido la perplessità e l'indignazione dei colleghi russi e italiani che protestano contro il conferimento della Ca' Foscari Honorary Fellowship. Tale scelta può essere paragonata al conferimento al signor Berlusconi di un premio per l'educazione delle minorenni". Nel frattempo 234 docenti veneziani hanno sottoscritto una dura dissociazione dall'onorificenza, in cui dichiarano di ritenere "che la scelta non ci rappresenti e non faccia onore all'ateneo. L'università deve promuovere la libertà della ricerca, non una cultura asservita a un governo". Per tutta risposta, la professoressa Burini ha detto a un coraggioso giornalista russo che le chiedeva del dissenso interno alla sua università che "gli studenti adesso non sono in sede, le lezioni sono terminate. Come potrebbero protestare? Hanno gli esami. E per quanto riguarda i miei colleghi, alcuni hanno protestato, ma dopo che la decisione era stata presa. Secondo me è piuttosto strano. C'è un gruppo di persone da noi che protesta per qualunque motivo. Con queste persone è impossibile avere un dialogo costruttivo". Non paga, ha aggiunto che il conferimento dell'onorificenza è "un atto politico", e ha permesso allo stesso Medinskij, che assisteva all'intervista, di aggiungere "che la decisione di un Consiglio di una università europea, anche se fosse stato non unanime, non può essere annullata nemmeno dal Parlamento. A maggior ragione non possono influire le prese di posizione dei blogger e di qualche docente". Di fronte a simili enormità, le dimissioni appaiono una conseguenza financo irrilevante: c'è da sperare che le prossime elezioni rettorali sappiano spazzare via anche solo il ricordo di una dirigenza accademica tanto indegna. T. Mont.