La torre circolare del I secolo d.C., piena di crepe e coperta di vegetazione, viene periodicamente allagata dalle pompe idrovore che evitano l'esondazione dell'Aniene. E insieme a Ponte Lucano è intrappolata da un muro di contenimento del fiume di Veronica Altimari 3 Cronache Il muro di cemento che circonda il Mausoleo dei Plauzi a Tivoli Il muro di cemento che circonda il Mausoleo dei Plauzi a Tivoli shadow ROMA - È uno dei tesori archeologici di Tivoli. Eppure, ormai da decenni, si assiste inermi ad un silenzio assordante intorno a quest'area. Il Mausoleo dei Plauzi, insieme a Ponte Lucano, rappresentano la cartolina d'accesso alla «Superba», a pochi chilometri da Roma. Così Tivoli - città d'arte a tutti gli effetti, grazie alla presenza delle due storiche residenze censite dall'Unesco, Villa Adriana e Villa D'Este - presenta alle migliaia di turisti che la visitano ogni anno uno scenario davvero desolante: la tomba dei Plauzi è piena di crepe e ricoperta da vegetazione selvaggia, il casale seicentesco che sorge di fronte è ormai parzialmente crollato, ci sono abitazioni abusive, rifiuti, erbacce. E come se non bastasse, un alto muro di cemento lo circonda, nascondendo alla vista quello che era destinato a diventare un importante parco archeologico tiburtino. Area a rischio esondazione I problemi principali nella zona del Mausoleo - una torre circolare citata già da Strabone, la cui costruzione si deve al diumviro M.Plauzio Lucano che nella prima netà del I secolo d.C. ne curò la realizzazione insieme al futuro imperatore Tiberio Claudio Nerone - sono legati alla ormai ineludibile messa in sicurezza della zona, rispetto al rischio di esondazioni del fiume Aniene. Nell'ultimo trentennio, sono sorti proprio nell'area archeologica due quartieri importanti, cresciuti quasi dal nulla: in particolare, quello di Villa Adriana, che ha una rete fognaria ancora oggi insufficiente rispetto alle utenze. Sugli argini, non si contano più le attività produttive, soprattutto di lavorazione del travertino romano. Una condizione di inurbamento e industrializzazione che ha fortemente limitato il letto del fiume, rinchiuso in un percorso sempre più stretto e quindi maggiormente a rischio di straripamenti. La legge Sarno e la sicurezza E per assurdo, uno dei pericoli viene proprio dagli interventi di protezione e prevenzione realizzati in passato: «Già negli anni Ottanta era stato messo a punto un progetto di messa in sicurezza che faceva riferimento alla nuova "legge Sarno" spiega l'ingegner Francesco Mele, un tempo tecnico dell'Ardis (Agenzia regionale per la difesa del suolo), oggi alla Protezione civile -. Questo ci ha obbligato a calcolare il fattore di rischio con un fenomeno di ritorno di 200 anni: un evento quindi straordinario, ma possibile, che aveva dunque condotto alla realizzazione di nuovi argini in cemento». Il protocollo d'intesa del 2005 Il grande muro arriva attualmente fino alla via Maremmana e costeggia, appunto, anche il Mausoleo dei Plauzi e il ponte dove nel VI secolo passò Totila, re dei Goti, durante la guerra contro l'esercito bizantino guidato da Narsete. «È stata un'esplicita richiesta delle sovrintendenze ai Beni archeologici continua Mele -, perché la torre non poteva in alcun modo essere separata dal ponte romano». I reperti archeologici di cui parla il tecnico sono contenuti, in parte, anche nell'accordo che i diversi enti competenti (tra i quali lo stesso Comune di Tivoli) avevano siglato nell'ormai lontano 2005. Un documento che faceva riferimento alla messa in sicurezza della zona, ma anche alla riqualificazione totale del parco archeologico. I primi interventi costati 4 milioni I lavori, condotti dall'Ardis con un investimento di circa 4 milioni di euro, avevano tuttavia provveduto solo alla prima necessità: «Per noi ovviamente il primo obbiettivo era quello della salvaguardia delle vite umane conclude Mele -, come però spesso accade, dove ci sono fondi limitati e diversi enti chiamati a spartirseli, per il progetto di recupero del Mausoleo, bisognerà ancora aspettare». Quanto tempo non si sa. Mele ricorda che il protocollo è ancora aperto, ma per questa seconda fase di intervento, il vincolo attuale sembra sia proprio la mancanza di fondi. La battaglia di cittadini e associazioni Malgrado il muro però, ad ogni pioggia di una certa entità, la zona si allaga. Per provare a tamponare il problema, sono state disposte addirittura delle pompe idrovore con lo scopo di pompare l'acqua dalla via Maremmana all'interno della zona del fiume. Quindi del Mausoleo. Una soluzione temporanea che è diventata, purtroppo, definitiva. «Questo è l'ultimo schiaffo a Ponte Lucano dice con rabbia Luciano Meloni, presidente del comitato Salviamo Ponte Lucano -. La soluzione del muro è stata la più veloce, e facile, applicata dall'Ardis, che ha poi successivamente provveduto solo al suo abbassamento, senza però risolvere a monte il problema». Infatti, fino a quando non sarà totalmente risolto il pericolo idrogeologico, la riqualificazione dei beni archeologici dovrà aspettare. L'interrogazione a la Pisana «Abbiamo presentato una denuncia, che però è stata archiviata con motivazioni discutibili dice Carlo Boldrighini, presidente di Italia Nostra -, ed il fatto che l'opera non sia stata ancora collaudata e una di queste». «Impossibile quindi ripristinare il sito archeologico continua - fino a quando questo non avviene». Il capogruppo di Forza Italia in Regione, insieme ad Alessandro Pertini, fondatore dell'associazione "L'aquila e le torri", hanno quindi presentato di recente un'interrogazione in Regione Lazio, indirizzata direttamente al presidente Nicola Zingaretti, per far luce su «l'incredibile immobilismo e indifferenza delle istituzioni intorno a questa situazione». Quale alternativa al muro «Stiamo ancora aspettando una risposta, dice Petrini -, ma ci stiamo attivando affinché si muova anche il Parlamento su questa vicenda, attraverso una interrogazione al Senato che stiamo predisponendo insieme a Maurizio Gasparri». «I nostri uffici tecnici ci stanno lavorando fanno sapere invece dalla Pisana -, riferiremo in consiglio il prima possibile». Quanto alle possibili alternative al muro di contenimento, attualmente, sembra non esserne stata individuata alcuna. Lo spiega in maniera chiara Mele: «Questa scelta è l'unica possibile se pensiamo ad una ottimizzazione dei fattori tecnico-economici». «La natura del fiume interviene Luciano Meloni -, richiede ampi spazi in cui poter esondare nei periodi di piena, e nel percorso che fa l'Aniene ci sarebbero. Ma a questo hanno preferito non pensare». Nel frattempo, continuano le proteste, guidate anche da esponenti della politica locale di Tivoli, sotto lo slogan «abbattiamo il muro della vergogna». Ma la questione, appare assai più complicata.
Corriere della Sera
20 Maggio 2014
Degrado e cemento, così scompare il Mausoleo dei Plauzi a Tivoli
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