Hanno sondato, là dove un tempo era stato pure scavato, per costruire un modello di intervento preventivo. Per studiare le varie fase di modificazione alla costruzione originaria, per trarre notizie sulla sicurezza dell'edificio stesso e capire quanto e come potrebbe essere danneggiato da eventuali scosse di terremoto. Si chiama «In profondità senza scavare» e ha avuto come oggetto di studio il complesso monumentale di San Giovanni in Monte il progetto di «archeologia preventiva» sviluppato dalla sezione di Archeologia del dipartimento di Storia culture civiltà e sostenuto dalla Fondazione del Monte che verrà presentato domani alle 15 nella sede della fondazione in via delle Donzelle. Al lavoro si sono messi alcuni ricercatori, coordinati da Giuseppe Sassatelli, responsabile scientifico del progetto e direttore del dipartimento, applicando alcune tecnologie tipiche della cosiddetta archeologia preventiva, dalla geomatica alla geofisica applicate all'archeologia, passando attraverso la gestione dei dati in ambiente GIS (Sistema Geografico Territoriale) nei moderni progetti di ricerca archeologica non distruttiva in aree urbane a rischio sismico, stratificate e a continuità di vita come la città di Bologna. Queste moderne metodologie hanno influenzato la ricerca archeologica, favorendo il dialogo tra competenze diverse e rinnovando radicalmente il tradizionale metodo di lavoro dell'archeologo. «Il progetto spiega Sassatelli si propone di sperimentare tali tecnologie innovative per cercare di ricostruire la storia di una parte della città di Bologna di eccezionale valore storico-archeologico». I recenti terremoti che hanno colpito la regione dimostrano in maniera chiara l'importanza di una buona documentazione del nostro patrimonio storico in generale e archeologico in particolare, oltreché piani accurati per la preservazione e la valorizzazione dello stesso. «Siamo partiti da uno scavo reale, quello realizzato a San Giovanni in Monte quando da ex carcere fu acquisito dall'Ateneo, per costruire un metodo e un modello di intervento». «A Bologna, come in molte altre città storiche italiane sostiene Barbara Cerasetti, coordinatrice del progetto alcuni edifici e alcuni contesti architettonici di inestimabile valore meriterebbero di essere nuovamente osservati con gli occhi di archeologi esperti, capaci di produrre una documentazione più aggiornata, utile anche ai fini della loro tutela e valorizzazione».