Un amore fatto di dispetti. Un amore cortigiano raccontato in versi. E un poeta, un uomo di corte, infatuato di una donna misteriosa. Lei, la bella Calamita, forse fu una barese della corte di Isabella d'Aragona (15011524). Lui, Colantonio Carmignano, rimatore e Tesoriere del regno, fu un uomo in vista al servizio delle regine aragonesi. Il Carmignano è poco conosciuto: ma egli fu l'autore de Le operette del Parthenopeo, il primo libro stampato in Puglia ed è davvero emozionante leggere sulla sua ultima pagina, «Stampato in Bari per Mastro Gilliberto Nehou Francese in le case de Santo Nicola a di 15 de Ottobre 1535», ossia una stampa pregiata impressa da un francese, da un artigiano girovago, in un cortile della Basilica nicolaiana. Di questo libro rinascimentale restano pochissime copie. Una copia è conservata al «British Museum» di Londra. Un'altra alla «Biblioteca Trivulziana» di Milano. A Bari ne restano tre. La prima è presente nel «Museo Civico». La seconda è di proprietà degli editori Laterza. E la terza copia? Nel lontano 1982, Vito A. Melchiorre ricordava che la terza copia si poteva visionare presso l'Ente Provinciale per il Turismo. Ma di questa nessuno sa nulla! Chi l'ha vista? Bisogna dirlo, il suo valore economico è altissimo. Il suo valore artistico è interessantissimo. Allora dov'è finito l'antico e prezioso testo? Dove si trova questa raccolta di liriche dedicata a Donna Calamita, una cortigiana «sdegnosa e ingrata?». È questa un'altra vicenda della notissima incuria destinata, purtroppo, al patrimonio artistico pugliese? È questo un altro caso di smarrimenti negligenti che coinvolge il disciolto Ente Provinciale per il Turismo? La vicenda è nota. Vi sono le indagini giudiziarie in corso: gli amministratori pubblici non hanno saputo conservare quadri di notevole valore, cioè tele di Scannavino, Guerricchio, Capogrossi,.. Malauguratamente sembra che si debba aggiungere che pure un importante libro storico barese non sia stato conservato, non sia stato rispettato. Una copia rara delle Operette del Parthenopeo - una testimonianza della nobile arte della stampa a torchio - non meriterebbe di essere stata dispersa oppure accaparrata da uomini sleali. Dunque, con i discussi quadri di proprietà ex Ente Provinciale del Turismo, è volato via anche un pregiato volume cinquecentesco?! Rimane ora il piacere di leggere la stampa anastatica delle Operette del Parthenopeo. Una lettura per ascoltare la voce di un letterato che scriveva tra esaltazione e maledizione per l'amata Calamita, la «nova Medusa». La sua narrazione irrequieta creava un resoconto lirico di dispetti tra due amanti, in un periodo storico in cui l'amore era, al contrario, raccontato come un viaggio verso la salvazione. C'è un tormento amoroso da riscoprire nelle Operette che sono un particolare canzoniere dedicato ad un «Amor crudele, perfido, e fallace...». Nonostante ciò gli studiosi non individuarono valori nelle opere letterarie di Colantonio Carmignano. Egli, cronista di viaggi regali e battaglie, fu considerato un letterato di corte, un umanista dilettante, mai iscritto alle accademie napoletane. Senza voler aggiungere nulla ai giudizi già espressi su questa letteratura meridionale, tuttavia, c'è l'occasione per proporre una diversa attenzione agli antichi sonetti stampati in Puglia. Proporre una segnatura critica delle liriche del Carmignano significa riconoscere una cortigiano che sussurrava di aver «Servito con fede, o caso strano E tu ver me si colma de dispetti...» Colantonio, il Castellano che visse molti anni a Bari, prestò il suo garbo per Calamita, ottenendo solo risposte femminili vanitose. Forse lei era una dama frivola che prometteva ma non concedeva, «Ch'ogn'hor crudele piu, me abhorre e fugge...» Queste liriche baresi narrano un amore ingannevole. Una storia tra un alto funzionario del regno e una misteriosa donna. Il messere la serviva, senza ottenere attenzioni, così riempiendo il suo animo maschile di attese, «Dunque non più tardar, domani aita In tanti affanni col tuo aspetto divo...». In un secolo di petrarchismo forzato, in un periodo di esperienze artistiche alla ricerca della pura bellezza, queste liriche raccontano un uomo beffato, «il cor (...) anti ridendo lo pigliavi in gioco...». In fondo mai è stata approfondita la psicologia cortigiana contenuta nei versi delle Operette. Anche per tali motivi, questo canzoniere minore barese è degno di essere ricordato ed è utile per riscoprire un momento storico con il suo courtisianisme aragonese. La misteriosa Calamita appare come una donna che travolse un uomo pubblico, il Tesoriere e Castellano di Bari, il quale non voleva amare ma si ritrovò stregato. Nelle classi alte, alle donne era assegnata «un certo tipo di capacità» soprattutto per «intrattenere i membri della famiglia e gli ospiti». In quel secolo cortigiano alcune donne dovevano «costituire un'attrattiva agli occhi dei pretendenti adatti. Il Cortigiano del Castiglione aprì la strada a questo ideale alternativo affermando che le donne devono conoscere le lettere, la musica, la danza ed essere all'altezza di sostenere una conversazione arguta». (Cfr. M. L. King, 1991). In questo senso, la dama del Carmignano è rinascimentale e i primi sonetti stampati in Puglia, nel 1535, fanno intravedere la «amorosa Calamita» come una donna della corte del Ducato di Bari, come una donna disinvolta, la «dolce mia nemica». E questi versi, dedicati alle abilità affascinatrici femminili, sconvolsero il cuore di un uomo. Un cuore antico racchiuso in un libro disperso. Un libro barese. Un libro da ritrovare. Assolutamente.